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Bologna Festival

Bologna Festival - Digital marketing

Bologna Festival

Il progetto

Nata nel 1982, l’Associazione Bologna Festival si è distinta nel tempo per il rigore culturale della sua programmazione, ospitando artisti del grande concertismo internazionale e disegnando programmi e cicli concertistici spesso in esclusiva. Il festival si compone di diverse rassegne. I 27 anni di direzione artistica di Mario Messinis hanno ampliato gli interessi musicali del festival oltre il repertorio più consueto del Settecento-Ottocento, prestando attenzione sia alla musica antica che alle tendenze più avanzate della musica contemporanea con specifici progetti. Dal 2020 Maddalena da Lisca è sovrintendente e direttore artistico di Bologna Festival.

Si è trattato di un affiancamento alla comunicazione e gestione dei canali social, che negli anni è riuscita a trasformarsi da “servizio completo” a consulenza strategica, formando quindi l’Associazione Bologna Festival in funzione di una sempre maggiore autonomia.

Gli obiettivi

  • Mantenere e rafforzare l’autorevolezza di Bologna Festival, ancor di più in occasione delle celebrazioni del 40imo anniversario e dell’uscita del libro sui 40 anni;
  • Comunicare le molteplici attività e le peculiarità del Festival;
  • Supportare il festival nella comunicazione delle diverse possibili programmazioni che si verificheranno nel periodo attraverso un lavoro consulenza;
  • Stimolare l’interazione della community

La strategia

È stata realizzata una strategia di comunicazione integrata di tutti i canali digital pluriennale, con la definizione di un concept di comunicazione e degli asset in grado di guidare i piani editoriali (prima realizzati interamente da Profili e successivamente trasferiti alla competenza di Bologna Festival).

Per farlo, è stata nostra premura definire un calendario di incontri settimanali per evitare situazioni di crisi o emergenziali, anche in funzione del community management, e per approfondire settimana per settimana i temi editoriali imprescindibili e il miglior tone of voice.

La comunicazione è stata sostenuta, ove necessario da campagne di advertising su Google, Facebook e Instagram, con il lancio, la gestione e il monitoraggio.

Risultati raggiunti

Al di là dei numeri, che in un progetto di così alto valore ci sembra superfluo dare, i due risultati più importanti raggiunti sono stati:

– l’ottimizzazione della fanbase, su cui abbiamo lavorato approfonditamente e con numerose analisi per poi attivare delle strategie di lead generation funzionali al nostro scopo;

– un rafforzamento della Brand Value di Bologna Festival, in un momento molto delicato della sua storia: il 40° e il passaggio della sovrintendenza.

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Oriente Occidente

Oriente Occidente

Il progetto

Oriente Occidente, associazione culturale attiva da oltre 40 anni a Rovereto, organizza il festival di danza che negli anni si è attestato come uno dei più importanti festival in Italia e in Europa. Dopo tanti anni, Oriente Occidente ha deciso di rinnovare la propria brand identity, Affiancata da Profili, Oriente Occidente ha così intrapreso un percorso di riposizionamento strategico che ha visto puntare l’attenzione sui settori del marketing e della comunicazione.

Oriente Occidente inoltre collabora da diversi anni al progetto Europe Beyond Access, un progetto quadriennale di Europa Creativa con capofila il British Council che si occupa di danza e disabilità, valorizzazione degli artisti con disabilità e processi di accessibilità dello spettacolo dal vivo sia per il pubblico che per i performer. Per amplificare e porre l’attenzione delle istituzioni e degli stakeholder sull’evento di disseminazione (e sul tema più in generale), avvenuto alla fine di aprile 2022 dopo lo spostamento dovuto alla pandemia, Oriente Occidente ha chiesto a Profili un supporto nella strategia di comunicazione. Per raggiungere gli obiettivi di accrescimento di notorietà e autorevolezza del progetto, nonché del suo impatto sull’agenda culturale e politica italiana, è stata messa in campo una strategia comunicativa coordinata e supportata da un ufficio stampa capace di raggiungere anche un pubblico più generalista.

Gli obiettivi

Il riposizionamento strategico di Oriente Occidente aveva questi obiettivi a breve termine:

  • Coerenza di mission, vision e valori con i nuovi asset strategici
  • Coerenza della comunicazione con i nuovi valori
  • Organicità dei differenti canali di comunicazione
  • Orientamento all’intero territorio nazionale
  • Piano strategico integrato di comunicazione
  • Accrescere il valore dell’immagine di Oriente Occidente presso gli stakeholder
  • Essere interlocutori di rilievo a livello istituzionale sui temi della disabilità e dell’inclusione
  • Il corpo come valore di linguaggio, anche nella comunicazione
  • Analizzare e rivedere le politiche di marketing

La strategia di comunicazione dedicata all’eventi di Europe Beyond Access aveva questi obiettivi:

  • Aumentare la notorietà del progetto, sui mezzi di comunicazione e sul pubblico
  • Aumentare l’autorevolezza del progetto e degli attori coinvolti
  • Aumentare l’impatto del progetto sull’agenda culturale e politica italiana per essere recepito dalle future linee legislative
  • Diffusione ampia attraverso i mezzi di comunicazione tradizionali per creare una cassa di risonanza importante su questo tema (comunicandolo anche in maniera diversa)
  • Raggiungere il pubblico e gli attori che potrebbero essere interessati a conoscere il progetto
  • Raccontare il progetto in tutte le sue sfaccettature
  • Attirare stakeholder, primari e secondari
  • Attestare Oriente Occidente come player importante nel settore
  • Creare una rete con gli altri partner di progetto
  • Promuovere la partecipazione all’evento, anche in forma virtuale

La strategia

Per il rinnovamento della brand identity, Profili ha cominciato a lavorare con degli audit, volti a fare una fotografia dello stato dell’arte. Sono state raccolte alcune riflessioni utili a trovare una sintesi finale capace di rappresentare, nella maniera il più coerente possibile, il nuovo corso di Oriente Occidente. Questa analisi ha portato alla luce una serie di plus e minus che hanno poi formato la base per l’analisi SWOT. Successivamente Oriente Occidente ha adottato una nuova mission, una nuova vision e una carta dei valori aziendali, che ha fatto da guida a le successive azioni di marketing e comunicazione messe in campo.

Il successivo lavoro di analisi e di pianificazione ha portato nel breve periodo a diversi cambiamenti, a cominciare dal brand, e dal logo, che hanno subito una piccola modifica, ma significativa: la dicitura DANCE FESTIVAL ha lasciato il posto a INCONTRO DI CULTURE che ha esplicitato la nuova direzione intrapresa. Oltre questo il grande cambiamento della strategia comunicativa si è concretizzato con il restyling del sito web. Grazie ad un progetto ponderato e attento a tutte le esigenze, ha visto la luce la nuova casa digitale di Oriente Occidente: un canale rinnovato, razionale, diretto nella comunicazione e funzionale alle esigenze comunicative. Anche gli altri canali hanno visto un cambiamento di rotta: estetica riconoscibile, razionalità nel flusso informativo, programmazione di lungo periodo.

Nuove politiche di marketing sono state adottate da Oriente Occidente allo scopo di riposizionare l’azione dell’associazione non solo in termini di percezione esterna, ma anche di azioni specifiche che sono state messe in campo.

Per comunicare al meglio l’evento di Europe Beyond Access, è stata messa in campo una strategia che ha visto:

  • Un naming specifico dell’evento
  • Coordinamento e integrazione di tutti i canali di comunicazione
  • Un’immagine e un tone of voice specifico
  • Una serie di azioni di promozione
  • Una sinergia e un’integrazione tra il sistema di comunicazione tradizionale (ufficio stampa) e quello digitale 

Risultati raggiunti

Il successo dell’evento è stato grande non solo in termini di attenzione, ma soprattutto in termini di partecipazione di addetti ai lavori (a vario titolo) che hanno visto nell’evento un momento di riflessione e scambio sulle politiche dedicate alla disabilità nell’ambito delle arti performative.

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Quali social per la comunicazione degli enti culturali?

In questo articolo, Andrea Maulini ci illustra il potenziale dei social media per la comunicazione del settore culturale, stilando un ranking che individua i canali più strettamente necessari, quelli invece importanti e infine quelli utili per costruire una comunicazione efficace.


La nuova edizione del mio libro Comunicare la cultura, oggi, che è stata appena pubblicata e che potete trovare qui e da qualche giorno anche nelle librerie e sui portali on-line contiene, tra l’altro, la versione aggiornata di un grafico con cui i miei allievi sono abituati ad avere a che fare: la lista dei social media che, dalla mia esperienza, sono quantomeno utili per la comunicazione di un ente culturale.

Per questo motivo, la riporto qui di seguito (fig. 1), con un commento che illustra le motivazioni legate ad ogni social riportato nella figura e le possibili declinazioni per gli enti culturali. Una necessaria puntualizzazione: quella che troverete di seguito è una sintesi delle numerose pagine dedicate a questi argomenti all’interno del mio libro, a cui quindi rimando per qualunque approfondimento.

Fig. 1 – Ranking social media per la comunicazione della cultura, da “Comunicare la cultura, oggi”, A. Maulini, 2022.

Una breve premessa: per definire questi mezzi di comunicazione si parla spesso indifferentemente di “media” o di “network”, considerando queste due espressioni come sostituibili.

Invece, social media e social network, a mio parere, indicano due tipologie di mezzi di comunicazione differenti, dove il primo termine, social media, contiene anche il secondo:

• i social media sono infatti dei mezzi di comunicazione che condividono sul web testi, immagini, audio, video, contenuti multimediali verso tutti gli utenti;

• i social network, invece, costituiscono, come dice la parola, delle reti sociali, cioè reti di persone che condividono contenuti di varia natura con altre persone a cui sono collegate da un qualche tipo di relazione.

Il concetto di social media è quindi molto più ampio, poiché non richiede necessariamente all’utente l’iscrizione, o la partecipazione a una rete, per avere accesso ai contenuti: la fruizione è libera e gratuita. Anzi, spesso l’obiettivo è assicurare la massima possibilità di condivisione e viralizzazione degli stessi. Sono social media, quindi, siti di video come YouTube (anche se con l’introduzione di YouTube Premium sta spingendo leggermente di più, ma non troppo, gli utenti verso l’iscrizione) o Vimeo; di audio come SoundCloud; di immagini come Flickr e, almeno per la consultazione, Instagram; di testi come i blog ecc.

Social network sono invece siti che sono accessibili, o comunque pienamente utilizzabili, solo previa iscrizione. Sono social network quindi siti di contenuto come Facebook o LinkedIn; di immagini come Pinterest e, pensandolo in un’ottica di rete e non di sola consultazione, Instagram; di audio come Spotify; di testi come Twitter ecc.

Una distinzione, come si vede, fondamentale, che costituisce una delle basi per la definizione di una strategia efficace di social media marketing.

Ma passiamo al ranking riportato in figura: come si vede, i social da prendere in considerazione per la comunicazione di un ente culturale sono, a mio parere, in totale 10. Un numero piuttosto esiguo, a fronte delle numerosissime iniziative nate nel mondo con queste finalità. Tra di essi, alcuni sono dedicati solo, o soprattutto, alle immagini (Pinterest e Flickr, ma anche Instagram), altri ai video (YouTube e Vimeo, ma anche TikTok e Twitch), altri supportano in maniera integrata diversi tipi di contenuti, come Facebook, Twitter e LinkedIn.

Vediamo brevemente qui di seguito i diversi social media riportati nella figura 1.

Principali

I social principali sono quelli che dovrebbero essere utilizzati sempre da un ente culturale (e non solo), per la loro diffusione, la flessibilità, la coerenza con una comunicazione complessa come quella della cultura:

  • Facebook: per l’enorme diffusione (quasi 3 miliardi di utenti attivi; sì, avete letto bene), ma anche per il taglio dei contenuti (è il social più adatto per lo storytelling, l’asset di comunicazione più coerente con le istituzioni culturali), la flessibilità e la multimedialità. Inoltre, più di un utente su due ha un’età, almeno in Italia, tra i 30 e i 55 anni, proprio la fascia dove maggiore è la concentrazione di pubblico della cultura.
  • Instagram: con quasi un miliardo e mezzo di utenti, è uno dei social a più alto tasso di crescita nel mondo, come numero di utenti e come numero di contenuti. Inoltre, ha introdotto, e continua a introdurre, innovazioni di rilievo: nella modifica delle immagini, un suo storico punto di forza, nelle stories, diventate uno strumento fondamentale di questo social, nella IGTV (ora Instagram Video), nei Reel, nelle nuove Live Rooms ecc…
  • YouTube: secondo sito più visitato al mondo, dopo Google e prima di Facebook, visualizza ogni giorno più di un miliardo di ore di video. Inoltre, pochi lo sanno, ma è il secondo motore di ricerca web dopo Google.

Importanti

Sono social che possono essere, in alcuni casi, molto utili per gli enti culturali. Vediamoli di seguito:

  • LinkedIn: è l’unico social di rilievo specificamente dedicato al business e al mondo degli affari, un campo che interessa moltissimo agli enti culturali. Anche in questo settore

opera, infatti, un consistente numero di attività business to business: compagnie teatrali, operatori culturali, servizi tecnici, di trasporto, di assicurazione (ad esempio per le mostre) seguono tutti questa logica. Inoltre, su LinkedIn si può cercare, e offrire, lavoro, trovare numerosi contenuti formativi, anche gratuiti, entrare in contatto diretto con aziende per richiesta servizi, possibili sponsorizzazioni ecc…

  • Pinterest: utile se si hanno a disposizione, o se si possono realizzare, immagini di alta qualità e “iconiche”, di cui in genere le istituzioni culturali dispongono in gran numero. Inoltre, sta investendo molto per diventare un “motore di ricerca visuale”, con funzioni di e-commerce evolute.
  • Twitter: è un social impegnativo e che deve essere seguito con costanza. È utile, quindi, solo in situazioni specifiche, ad esempio se si è all’interno di un sistema continuativo di informazioni e news e/o se si ha un target internazionale.  La recente acquisizione da parte di Elon Musk, se confermata, potrebbe dare il boost che Twitter attende da anni.

Utili

Sono social media che possono essere utilizzati per esigenze specifiche, o nel caso di sistemi di comunicazione continuativi e strutturati. Vediamoli qui di seguito:

Vimeo: le parole d’ordine di questo social dedicato ai video (il cui nome è l’anagramma di Movie, ma anche la parola Video con al centro Me) sono originalità e alta qualità. Due termini che nel settore culturale hanno un grande campo di azione: alla documentazione video, che è una delle storiche modalità di testimonianza e archiviazione degli eventi e delle iniziative realizzate, si affiancano in molte strutture dei videomaker con collaborazioni continuative o addirittura, negli enti più grandi, veri e propri settori interni dedicati a queste attività.

TikTok: il social a più alto tasso di crescita nel mondo. Molto usato dai giovanissimi e diffuso soprattutto nei paesi asiatici (è, peraltro, di origine cinese) è utilizzato anche da alcuni enti culturali, soprattutto musei (tra cui gli Uffizi, il Rijksmuseum di Amsterdam, il Museo del Prado di Madrid). Appare molto adatto al Personal Branding, e quindi anche alla comunicazione dei personaggi dello spettacolo e della cultura.

Twitch: di proprietà di Amazon, è stato fondato nel 2011, ma è esploso solo negli ultimi anni. Grazie a una piattaforma streaming semplice ed efficiente e alla possibilità per gli utenti di interagire tra di loro e con chi comunica in tempo reale ha una grandissima diffusione tra i gamer, cioè i videogiocatori che giocano online, prima presenti quasi esclusivamente su YouTube, e tra i musicisti, che organizzano concerti dal vivo e anche su richiesta. Le sue caratteristiche, però, lo rendono molto potenziale anche per altri utilizzi, legati ad esempio alla creatività, alla formazione, all’interazione live con un pubblico.

Flickr, nato come catalogo online per fotografi, non ha mai veramente cambiato pelle, nonostante alcuni aggiustamenti grafici e funzionali, che non hanno tuttavia particolarmente migliorato la sua scarsa rilevanza, ancora di più per un settore, come quello culturale, che vede nella qualità e nella bellezza delle immagini un indubbio punto di forza. Lo cito, comunque, perché è ancora usato da alcune istituzioni culturali, soprattutto all’estero, e anche da qualche territorio, come la Svizzera, che peraltro ha uno dei più completi sistemi di comunicazione digital al mondo.

Avete domande, riflessioni, opinioni da condividere?

Scrivetemi a andrea@profili.eu

Andrea Maulini

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Trova e fatti trovare dal tuo pubblico: corso Digital Advertising

Il corso di Digital Adv che stavi aspettando

Avere una presenza online e saperla sfruttare al meglio per i propri obiettivi di business è ormai una prassi fondamentale. Sappiamo anche però che trovare la giusta formula per promuoversi e farsi conoscere può risultare molto complicato se non si hanno gli ingredienti adatti.

Come migliorare quindi la nostra performance delle campagne sul web a pagamento?

Per rispondere a questo e ad altri interrogativi sul tema, offrendoti una guida su come destreggiarti efficacemente nella giunga del digital advertising, abbiamo progettato il corso Trova e fatti trovare dal tuo pubblico.

Che tu sia un professionista, uno studente o un semplice appassionato, grazie ai contributi delle nostre due docenti Valeriya Kilibekova e Darca Stefanini, potrai portarti a casa un bagaglio di regole e tecniche efficaci per migliorare la tua campagna di promozione online.

STRUTTURA DEL CORSO

Il corso ha una durata complessiva di 6 ore, spalmate sul pomeriggio di venerdì e sulla mattinata di sabato, e si svolgerà online in diretta streaming.

Pensato per dare la possibilità a tutti di partecipare, è strutturato su due livelli per meglio adattarsi alle diverse esigenze di approfondimento sul tema:

  • Entry level (base) per chi è alle prime armi con le campagne adv
  • Pro level (avanzato) rivolto a cui ha già esperienza nella pianificazione di campagne, ma che intende consolidare le proprie conoscenze in maniera più approfondita

Ma non finisce qui; senza il contenuto giusto, la tua campagna digital advertising non raggiungerà mai i risultati tanto attesi! Per questo per i corsi di entrambi i livelli abbiamo incluso un modulo dedicato alle modalità di creazione di una strategia di comunicazione, grazie alla quale capirai come confezionare al meglio il tuo contenuto.

PROGRAMMA E CONTENUTI

CORSO ENTRY LEVEL

Venerdì 10 giugno 2022, dalle 14.30 alle 17.30

Modulo ADV

  • Come funzionano le adv sui social e quali sono i vantaggi
  • Campagne Facebook e Instagram ads: come scegliere l’obiettivo adatto, la durata e il budget giusto
  • Il percorso step by step per impostare una campagna. Focus sui posizionamenti, targeting, pubblico personalizzabile

Sabato 11 giugno 2022, dalle 9.30 alle 10.30

Modulo ADV

  • Lettura e interpretazione dati per poter ottimizzare le campagne

(Pausa 15 min)

Sabato 11 giugno 2022, dalle 10.45 alle 12.45

Modulo strategia di comunicazione

  • Narrazione: cos’è e perché è fondamentale
  • Le regole di un buon content strategist
  • L’immagine coordinata
  • Il piano editoriale
  • Una strategia coordinata

CORSO PRO LEVEL

Venerdì 17 giugno 2022, dalle 14.30 alle 17.30:

Modulo ADV

  • Come potenziare la strategia di promozione con le campagne Google Ads
  • Come scegliere l’obiettivo e la tipologia di campagna giuste, in base alle proprie esigenze 
  • Targeting: come scegliere il pubblico giusto e come raggiungerlo

Sabato 18 giugno 2022, dalle 9.30 alle 10.30

Modulo ADV

  • Dati di proprietà per le campagne ancora più performanti: Customer Match 

 (Pausa 15 min)

Sabato 18 giugno 2022, dalle 10.45 alle 12.45

Modulo strategia di comunicazione

  • La comunicazione SEA (search engine advertising) ottimizzazione dei testi per una adv efficace

PERCHÉ ACQUISTARE IL NOSTRO CORSO

  • Interazione diretta con la docente durante il corso
  • Esercitazioni pratiche
  • Slide scaricabili
  • Attestato di partecipazione
  • Modulo extra di strategia di comunicazione
  • Massima professionalità: grazie ai nostri docenti con alle spalle oltre 5.000 ore di formazione nella comunicazione strategica e di marketing.
  • Early bird booking: accesso ad un’offerta speciale limitata

PREZZO E MODALITÀ D’ISCRIZIONE

Corso singolo (entry o pro level): 180,00 €

Corso doppio (entry + pro level): 290,00 €

Ma… tutti quelli che si iscriveranno entro il 30/05/22 avranno accesso all’offerta limitata early bird:

Corso singolo (entry/pro level): 180,00 € 150,00 €

Corso doppio (entry + pro level): 290,00 € 250,00 €

Per iscriversi basta mandare una mail di richiesta a segreteria@profili.eu indicando:

NOME E COGNOME

MAIL

CORSO: singolo a scelta tra Entry o Pro Level oppure entrambi.

L’iscrizione sarà CONFERMATA esclusivamente previo versamento quota via Paypal o bonifico bancario a Profili Srls. Una volta effettuato il pagamento, riceverai un link per connetterti al corso.

DOCENTI

Valeriya Kilibekova

Consulente di marketing e digital adv director di Profili, ha numerose esperienze di consulenza di marketing per enti culturali e per aziende. È esperta in campagne di comunicazione, tradizionale e digital, con all’attivo numerosi casi di successo.

Darca Stefanini

Consulente editoriale e senior editor di Profili, da più di vent’anni si occupa di creatività e produzione di contenuti. Vanta un’esperienza di primo livello in grandi enti culturali e di consulenza per aziende.

Per maggiori info contattaci qui: segreteria@profili.eu

Ti aspettiamo!

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È il momento del marketing

La pandemia che l’Italia e il mondo hanno attraversato a partire dal 2020, e di cui stiamo ancora vivendo le conseguenze, ha portato cambiamenti fondamentali in tutti gli ambiti della nostra esistenza compresa, naturalmente, la vita culturale.

Come noto, il settore della cultura è stato tra i più colpiti dallo stop all’economia che il Coronavirus ha imposto: mostre e musei hanno dovuto interrompere la loro attività, i teatri hanno riaperto praticamente a settembre di quest’anno, anche se con delle limitazioni di posti, i festival si sono svolti in tempi ridotti, se non direttamente on-line. Questo ha portato a conseguenze negative, non solo produttive ed economiche, ma anche per quanto riguarda il pubblico. Nello spettacolo dal vivo si registra infatti un generale calo di spettatori, e ancor più di abbonati; i musei e le mostre vedono un leggero recupero, anche a causa del rinnovato flusso turistico verso l’Italia, ma si è ancora lontani dai livelli del 2019.

Molte le motivazioni alla base di questa tendenza: indubbiamente, la paura di stare, seduti o in piedi, vicino a degli sconosciuti, dopo che praticamente per due anni ci è stato detto di tenere le distanze con attenzione. Ma anche la riduzione dei posti per i teatri e il contingentamento delle entrate per i musei e, più in generale, un indubbio cambiamento delle abitudini personali e familiari: si esce, e si spende di meno e si passa più tempo libero in casa, anche per la forte crescita dei canali televisivi via satellite e in streaming. Sul calo del pubblico ha certamente influito anche il fatto che il Coronavirus ha colpito in particolare la fascia di popolazione di età medio-alta, più presente tra i frequentatori della cultura, soprattutto dello spettacolo dal vivo.

Come affrontare quindi questi problemi?

Come far ritornare il nostro pubblico “storico” e, contemporaneamente, attirare il “non pubblico”[1] e i giovani, due dei Sacri Graal più misteriosi e difficili da raggiungere della promozione culturale?

La risposta è nel Marketing: uno strumento, o meglio una serie di strumenti, presenti e attivi da anni anche nel settore della cultura, ma che vedono ancora una poco comprensibile ritrosia alla loro completa attivazione, come se questa comportasse una forzatura o, ancora peggio, una “svendita” al mercato.

Naturalmente non è così, e la nostra pluriennale esperienza in questo settore lo dimostra. Voglio qui di seguito evidenziare perciò alcune indicazioni, derivanti dalla nostra esperienza professionale, su come implementare un’attività di marketing all’interno della propria struttura culturale.

Queste indicazioni sono collegate ai 4 principali strumenti del marketing, detti “leve di marketing”, raccolti nel cosiddetto Marketing Mix: l’insieme degli strumenti che possono essere utilizzati dall’impresa nella sua attività di marketing, secondo la definizione accademica. Le leve di marketing sono appunto 4, in inglese rappresentate da 4 P, e precisamente Prodotto (Product), Prezzo (Price), Comunicazione (Promotion) e Distribuzione (Place). Vediamo alcune loro possibili declinazioni operative, a mio parere utili per il settore della cultura.

Le 4 P del marketing: Product

Nel mondo aziendale, le decisioni di marketing relative al prodotto hanno l’obiettivo di migliorarlo e adattarlo ai bisogni dei consumatori. Nella cultura questo non è pienamente possibile, essendo il prodotto frutto di una creazione artistica, e quindi per definizione poco, o per nulla modificabile. Tuttavia, si possono identificare prodotti o servizi accessori, che costituiscono declinazioni del prodotto “principale” e che hanno l’obiettivo di renderlo più vicino ai bisogni del pubblico; su questi elementi si può, e si deve lavorare. Ad esempio, i periodi e i luoghi dove si tiene un evento: la pandemia ha costretto a modificare le date e anche le location (compreso l’on-line) di molti eventi; in alcuni casi, queste nuove collocazioni si sono dimostrate più funzionali delle precedenti. Oppure, la programmazione e la calendarizzazione: quali eventi programmare, in quale ordine, in quale periodo dell’anno, con quale durata. E ancora, i servizi al pubblico propriamente detti: customer care, assistenza, personale dedicato ecc. E, soprattutto, i due prodotti per eccellenza del settore culturale, su cui si può fare davvero ancora molto: gli abbonamenti teatrali (in Italia particolarmente diffusi, rispetto ad altri Paesi) e le membership card, in particolare per i musei (su cui, invece, la strada da percorrere è ancora lunga).

Le 4 P del marketing: Price

Una leva su cui, nella cultura, c’è ancora molto da fare. Anche per l’errata abitudine di ritenere l’incasso, o il fatturato, in qualche modo accessorio rispetto alle altre fonti di finanziamento (istituzioni pubbliche, fondazioni, bandi, sponsor, ecc…). Invece, pianificare in maniera corretta un prezzo, o meglio un portafoglio di prezzi da proporre per le nostre attività, ma anche ridefinire le categorie, le riduzioni, le offerte speciali e, per i teatri, ripensare le piante delle sale in un’ottica di maggior efficienza sono tutti strumenti che, dalla nostra esperienza, possono dare un boost notevolissimo a delle entrate che, tra l’altro, sono immediate, non rateizzate come le altre che abbiamo citato.

Le 4 P del marketing: Promotion

Storico ambito di eccellenza della cultura (tra i primi settori a creare un Ufficio Stampa, ma anche a comunicare sul web e sui social, ecc…) vede ancora notevoli possibilità di sviluppo, in particolare nel digital marketing: sono molti i siti Internet non progettati in maniera efficiente per il mobile (ricordiamo che, dagli ultimi dati Audiweb, in Italia quasi il 90% della popolazione tra 18 e i 74 anni accede al web da smartphone o tablet), come pure notevoli sono le aree di miglioramento per quanto riguarda i social, sia dal punto di vista dei contenuti che per i media da attivare (ad esempio, LinkedIn e in alcuni casi TikTok possono rappresentare interessanti direzioni di sviluppo). In ogni caso, il settore culturale appare ancora legato a logiche di comunicazione e di gestione del budget decisamente poco efficienti.

Le 4 P del marketing: Place

Anche in questo caso, la cultura è stata, già dalla fine degli anni ’90, tra i primi settori a introdurre la vendita di biglietti on-line, appoggiandosi in genere a sistemi di biglietteria esterni. In oltre 20 anni, però, la situazione non appare particolarmente mutata: i link alla vendita sui siti sono spesso poco visibili o accessibili solo da aree “riservate”, gli stessi sistemi di biglietteria sono in molti casi arretrati e poco flessibili, poco lo spazio dedicato a servizi a valore aggiunto, promozioni, offerte speciali, … Come pure, occorrerebbe implementare nuovi sistemi di vendita, ad esempio sportelli automatici, app, ecc…

In questo momento post-pandemico, dove stiamo capendo progressivamente cosa, di quello che sappiamo fare, funziona ancora e cosa, invece, dobbiamo sperimentare e validare, anche le strategie di promozione del pubblico devono necessariamente cambiare. E questo si può fare solo con un approccio ragionato al marketing e ai suoi strumenti, per gettare le basi per un futuro più solido e duraturo.


[1] Persone che hanno caratteristiche coincidenti con quelle del pubblico delle attività culturali, che però non le seguono.

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Marca e Marketing, le armi del B2B

C’è una definizione che mi ha colpito per la semplicità e l’immediatezza con la quale esprime il concetto di marca: brand vuol dire prendere qualcosa di comune, allo scopo di migliorarlo, in modo che acquisti significato e venga valorizzato (S. Bedbury, 2002).

Questa definizione ci spiega, senza fare distinzioni tra mercato b2b o b2c, come un qualsiasi prodotto o servizio possa assumere un valore superiore alle sue reali qualità. Un prodotto/servizio inteso nella sua accezione più ampia, dalla lattina di una bevanda zuccherata ad una seggiola da cucina, fino ad un software gestionale, ha bisogno di acquisire fedeltà, migliorare la sua reputazione e trasformarsi in una richiesta da parte del cliente.
Creare una marca che abbia, quindi, tutti gli attributi per essere solida ha un enorme peso negli equilibri generali di un’azienda, perché diventa una garanzia di qualità, di performance del prodotto oltre che di differenziazione dalla concorrenza.

Ancora di più nel Business to Business. È recente, infatti, il cambio di visione che il settore b2b ha adottato riguardo a come approcciarsi al proprio target. 

In passato si era convinti che priorità e modalità di azione di un’azienda b2b richiedessero di concentrare la propria attenzione nel massimizzare le transazioni commerciali tra imprese, mentre nel settore b2c la priorità fosse quella di “puntare” al consumatore finale. 

Questa visione errata ha portato a sottovalutare la centralità della costruzione della marca come elemento primario anche nella definizione dell’offerta nel commercio business to business. La scelta è ricaduta sulla più facile e diretta delle strategie da adottare: puntare su di una politica di forte vocazione alle vendite, mettendo nelle mani del sales department l’onere, più che l’onore, di fare crescere l’azienda sfruttando la propria personale capacità relazionale e di performance, relegando il reparto marketing quasi ad un ruolo di “sparring partner”. Il marketing doveva, in pratica, svolgere la sola mansione di supporto al settore commerciale, in un’ottica di breve periodo che poteva dare risposte più o meno concrete alla proprietà ma che, in una logica di costruzione di solidità aziendale, non garantiva alcuna stabilità; al contrario, portava l’azienda ad essere sempre più in balia dei trend di mercato e della volatilità dell’offerta.

marketing b2b

Costruire il valore di un brand rappresenta invece la possibilità di stabilizzare le performance di vendita e determinare le fondamenta su cui l’azienda potrà vivere negli anni futuri, dando la possibilità di programmare investimenti a medio/lungo periodo.

Andando ad analizzare più in profondità il settore b2b, sono molteplici le incognite che si frappongono e allungano i tempi per raggiungere i budget di vendita: i tempi per prendere le decisioni sono più lunghi del b2c, gli attori che possono intervenire sono molteplici, le informazioni che devono essere prodotte a supporto della vendita sono molte, gli aspetti funzionali relativi ai prodotti o ai servizi che devono essere comunicati sono più numerosi che nel mercato b2c.

Il cambiamento a cui la digital transformation sta conducendo il settore b2b cela al suo interno una serie di aspetti su cui riflettere. I processi di acquisto a cui le aziende fanno riferimento per attrarre i buyers industriali, ad esempio, si svolgono attraverso un customer journey nuovo, diverso da quello che è stato il campo da gioco in cui le aziende si sono mosse per molto tempo. Inoltre, nell’ultimo periodo la situazione pandemica ha accelerato con decisione la consapevolezza, da parte dei buyers, del potere della relazione digitale.

L’elemento che più di ogni altro ha cambiato le regole del gioco è il valore che ha acquistato il fattore di “anteriorità” dell’informazione verso le aziende e le loro offerte. Sempre più, infatti, la vendita si struttura prima che il venditore e il compratore si incontrino per conoscersi. Il raggiungimento di una brand equity solida, attraverso un’azione di comunicazione che parta dalla costruzione di un percorso di brand awareness consapevole e strutturato, è quindi essenziale per poter esprimere tutto il potenziale di un’azienda.

Conoscere bene il proprio interlocutore, capire le sue necessità, intercettare i suoi bisogni fino ad anticiparli diventa quindi cruciale e prioritario.

Marketing e vendite, oggi più che mai, devono quindi dialogare a strettissimo contatto e integrarsi, per esprimere al meglio gli attributi della propria offerta. 

Il brand assume il ruolo di artefice nella semplificazione dei processi decisionali e nella riduzione del rischio percepito. Avere cura del proprio brand non è perciò solo indice di una visione a lungo termine ma rappresenta il modo migliore per portare avanti un’azione concreta di sales activation.

Dino Piccinelli

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QUALI SONO LE PIU’ BELLE PUBBLICITÀ DI NATALE DEL 2020?

Come stanno comunicando i grandi brand in questo periodo natalizio? Con l’emergenza Coronavirus tutte le aziende hanno dovuto fare i conti con i cambiamenti di acquisto dei consumatori e con il bisogno di una comunicazione (un po’…) più autentica e sincera. Quindi, per quest’anno la sfida per i pubblicitari e i creativi è stata più ardua del solito: come comunicare i valori di famiglia, solidarietà, unione e tradizione, tipici del Natale, in un periodo di pandemia?

Ironici, empatici, nostalgici: ecco, per noi, alcuni tra gli spot natalizi più interessanti e coinvolgenti di quest’anno.

Amazon: The show must go on

In cima al podio per emozione ed empatia troviamo il colosso dell’e-commerce, Amazon. Al centro della narrazione abbiamo una giovane allieva di una scuola di danza in procinto di esibirsi in uno spettacolo pubblico. L’entusiasmo e la felicità vengono però frenati dalle restrizioni da Coronavirus:  bisogna restare a casa. La giovane però non si perde d’animo e continua ad allenarsi con le videochiamate: uno scenario comune a tutti gli studenti, che hanno visto cambiare repentinamente le proprie abitudini di studio. Sembra tutto pronto ma quando la ragazza riceve la lettera della scuola in cui comunica che lo show è annullato, i familiari le preparano una sorpresa. Avvisano i vicini che lo spettacolo si terrà in cortile mentre c’è chi ordina da Amazon un faro luci. Ed ecco che…the show must go on. Indossato il tutù e gli accessori con le piume la danzatrice si esibisce illuminata da un faretto Amazon, sulle note dei Queen. Tutti la applaudono dai balconi, proprio come nel primo lockdown abbiamo applaudito gli artisti che si sono esibiti cantando e suonando dalle terrazze. Lo spot di Amazon ci sembra un perfetto esempio di storytelling aziendale ai tempi del Coronavirus, molto ben riuscito.

McDonald’s UK: Inner Child 

Molto attuale ed efficace è lo spot natalizio 2020 di McDonald’s UK. In una storia animata davvero bella, una madre invita il figlio a prepararsi al Natale addobbando insieme l’albero o giocando con la neve, ma lui non partecipa, cercando di nascondere il proprio “bambino interiore”, che vorrebbe invece divertirsi e festeggiare. Ma un salto al McDonald’s sembra cambiare le cose: così il ragazzo, finalmente, si convince insieme alla madre, tanto che alla fine dello spot lascia del latte e delle carote (trovate nel pacchetto di McDonald’s) davanti al camino per le renne di Babbo Natale.

Carrefour: Natale 2020

Nello spot 2020 di Carrefour Italia si mostrano chiaramente, più che in altri spot, gli effetti dell’emergenza sanitaria: i lavoratori, ad esempio, appaiono con le mascherine, impegnati a fare la spesa per chi l’ha ordinata. Lo spot segue il racconto di una lettera di una bambina per Babbo Natale: “Caro Babbo Natale, quest’anno è stato strano strano…” dice il voice-over. Alla fine la bambina mette fuori dalla porta di casa la lettera con i biscotti e il latte, e mentre un commesso di Carrefour prende in mano la lettera appare Babbo Natale, che si stupisce perché il commesso è arrivato prima di lui. Payoff finale: “Noi non siamo Babbo Natale, ma quest’anno faremo del nostro meglio per portare un buon Natale a tutte le famiglie”.

Tesco: No Naughty List

E’ di Tesco, la catena di negozi alimentari britannica, lo spot più vivace e pop di quest’anno. Sulle note di Britney Spears “Oops!…I did it again”, si alternano diversi personaggi che confessano i propri “peccati” fatti durante il lockdown: “E se fossi sulla lista dei cattivi?” è il ritornello dello spot. “Relax. Dopo un anno così Tesco ti dice che non esiste una lista dei cattivi!”. Secondo Tesco tutti sono (siamo) perdonati per l’anno difficile passato, quindi è permesso mettere qualunque desiderio nel carrello della spesa. Il montaggio serrato, l’ironia delle battute e la canzone in sottofondo rendono questo spot tragicomico e brillante.

Coca Cola: Christmas Commercial 2020

Forse un po’ eccessivo lo spot natalizio 2020 di Coca Cola, quest’anno diretto da Taika Watiti, il regista di Jojo Rabbit e Thor: Ragnarok. Mentre il padre esce di casa per andare al lavoro, la figlia gli chiede di spedire una lettera per Babbo Natale. Ma, durante una pausa, mentre beve Coca Cola, il padre si accorge di aver dimenticato la lettera nella borsa e così decide addirittura di partire per il Polo Nord, per recapitarla direttamente a Santa Claus. Dopo mille avventure, trova la residenza di Babbo Natale chiusa ma per fortuna riesce a tornare a casa grazie all’iconico camion brandizzato Coca Cola, guidato da una persona che si svelerà alla fine, e a passare le feste con la figlia. 

Abbiamo raccolto questi spot per calarci nella magica atmosfera natalizia, anche perchè quest’anno abbiamo tutti davvero bisogno di empatia, emozione positiva e calore. E, proprio per questo, tutto il team di Profili, più che mai, vi augura di trascorrere un sereno Natale e uno splendido 2021!

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marketing

Google AD Grants: uno strumento di promozione per le realtà no profit

Avete mai  provato a impostare una campagna pay per click Google Ads, per far comparire il vostro annuncio nella rete di ricerca Google? Ora immaginate che, invece di dover pagare per le volte in cui il vostro annuncio è stato cliccato, Google paghi al posto vostro. Sembra fantascienza, invece è realtà.

Da alcuni anni, Google ha lanciato il programma Google for non profit che sostiene le realtà no profit in tutto il mondo con alcuni dei suoi prodotti, tra i quali Google Ad Grants – Ads for Nonprofits.

Google Ad Grants  consiste in un budget virtuale di 10.000$ al mese da spendere in pubblicità sulla rete di ricerca Google e che consente di:

  • rendersi visibili nella ricerca, raggiungendo persone che potrebbero essere interessate alle attività della vostra organizzazione;
  • promuovere le attività corporate e quelle sociali;
  • invitare a fare donazioni o a partecipare a campagne crowdfunding.Il finanziamento viene erogato all’infinito, se vengono rispettati tutti i criteri di gestione:
  • Gli annunci devono essere collegati al dominio di un solo sito web (lo stesso approvato nella richiesta iniziale); L’account Ads deve essere gestito attivamente (bisogna accedere almeno una volta al mese e apportare almeno una modifica all’account ogni 90 giorni);
  •  Gli annunci e le parole chiave devono corrispondere ai servizi e ai programmi dell’organizzazione;
  • La pubblicità strettamente commerciale è proibita (se promuovi prodotti o servizi, il 100% del ricavato deve essere utilizzato per sostenere il programma dell’organizzazione);
  • Gli annunci non possono indirizzare a pagine composte principalmente da link che rimandano ad altri siti;
  • Gli annunci non possono offrire prodotti finanziari (come prestiti o carte di credito) e non possono chiedere donazioni di auto, barche o altre proprietà;
  • Sul sito web non possono essere pubblicati annunci Google AdSense o link pubblicitari affiliati.

Esiste, inoltre, un’ulteriore possibilità di crescita: se per più di 3 mesi l’account ha raggiunto la soglia di 10.000$ si può richiedere GrantPro, che ha un budget di 40.000$ mensili.

Chi può accedere a Google Ad Grants?
Tutte le organizzazioni no profit in Italia e all’estero (elenco completo dei paesi in cui è disponibile Google Ad Grants) che sono classificate come:

  • Uffici italiani di organizzazioni non governative (ONG) registrate presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale;
  • Associazioni, fondazioni e società cooperative registrate come organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) presso l’Agenzia delle Entrate italiana regionale competente (DRE, Direzione Regionale delle Entrate);
  • Istituzioni religiose registrate presso l’Agenzia delle Entrate;
  • Altre organizzazioni operanti come non profit per scopi di pubblica utilità, che potrebbero includere le seguenti forme giuridiche:

– Associazioni
– Fondazioni
– Associazioni di promozione sociale
– Società cooperative
– Consorzi delle organizzazioni sopra indicate

Come richiedere Google Ad Grants?
Per partecipare al programma occorre, prima di tutto, presentare la richiesta d’iscrizioni a TechSoup Italia, il partner di Google per i no profit, presentando i seguenti documenti:

  • Copia dello Statuto;
  • Copia dell’Atto Costitutivo;
  • Copia dell’assegnazione del Codice Fiscale;
  • Documento di Autocertificazione come Organizzazione no profit compilato e firmato (modulo qui)
  • Documento di identità del Legale Rappresentante
  • Alcuni informazioni specifiche sull’organizzazione, come: tutti i dati di contatto, il buget annuo, il numero di computer dello staff, la descrizione della mission.

Una volta approvata la richiesta, si procede a creare l’account Ads ad hoc (senza i dati di fatturazione) e richiedere una verifica a Google.

Quanto costa l’iscrizione al programma Google for non profit?
L’iscrizione è completamente gratuita.

Quali attività e servizi si possono promuovere con Google Ad Grants?
Attraverso Google Ad Grants si possono promuovere varie attività, core e collaterali, incluse nelle seguenti macro categorie, in base alle attività della vostra organizzazione. Di seguito, alcuni esempi di campagne.

Per i musei e le gallerie d’arte:

    • promuovere le visite sia per gruppi organizzati, sia per singoli;
    • raggiungere il “non pubblico”: tutti coloro che potrebbero visitare il museo ma non lo fanno ancora;
    • dare visibilità e stimolare le iscrizioni  alle attività di formazione, occasionale e non;
    •  raggiungere il pubblico corporate, potenzialmente interessato agli location per eventi aziendali;
    •  far conoscere gli spazi, sia per affitto spazi, sia per iniziative speciali.

Per teatri e le compagnie teatrali o/e di danza:

  •  dare visibilità agli spettacoli in calendario o in tournée, in Italia e all’estero;
  • promuovere gli spettacoli in cartellone, rassegne, eventi, festival;
  • “reclutare” volontari o/e nuovi partecipanti per vari progetti o/e corsi;
  •  raggiungere il pubblico interessato ad un specifico argomento, un territorio, un contesto.

Inoltre, si possono impostare campagne per:

  • stimolare il pubblico a fare donazioni, 5×1000, ecc, partecipare alle campagne di fundraising e ai progetti di crowdfunding;
  •  raggiungere il pubblico interessato agli abbonamenti;
  •  dare visibilità a tutte le attività collaterali.

Google Ad Grants è uno strumento molto potente ed efficace e richiede una gestione professionale e accurata.
Profili, riconosciuto come Google Partner, è in grado di offrire un servizio al massimo degli standard qualitativi.

Scrivici per chiedere un consiglio sulla gestione del tuo Google Ad Grants o per valutare se richiedere il servizio.

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crowdfunding

Come raccogliere 25.000€ in 70 giorni

Profili ha curato la promozione e la comunicazione della raccolta fondi del Teatro Faraggiana per la ristrutturazione del foyer

Sin dall’inizio Profili ha creduto nel Teatro Faraggiana e nel suo progetto di crowdfunding: ristrutturare il foyer del teatro per dare un segnale forte di rinascita dopo un periodo di inattività di 20 anni e dimostrare di essere uno spazio culturale con pochi concorrenti in città. Così il 19 aprile è stata lanciata una raccolta fondi su Eppela e dopo 70 giorni abbiamo raggiunto la considerevole cifra di 25.000€.

Perché è stato scelto il crowdfunding?

Il teatro aveva bisogno di un finanziamento per compiere i lavori di ristrutturazione e visti i tagli che negli ultimi anni sta subendo il settore culturale questa è sembrata l’idea migliore. Inoltre con questo strumento sarebbe stato possibile anche coinvolgere maggiormente la comunità cittadina e diffondere i valori che caratterizzano l’operato del Teatro Faraggiana. La comunicazione e la promozione del crowdfunding, curate da Profili, sono state l’elemento essenziale per raggiungere il risultato. La strategia è partita con la progettazione, seguita dal lancio e dalla campagna vera e propria. 

La progettazione

La progettazione è partita da zero: bisognava creare il nome, i contenuti e tutto il necessario per comunicare sia online che offline.

  • Il namingChi fa un foyer fa per tre” è stato lo slogan scelto per promuovere il progetto. L’idea era quella di esprimere il concetto della centralità del pubblico all’interno del progetto Faraggiana e volevamo che questa cosa fosse chiara sin da subito;
  • La cifra: si è scelto di raccogliere 25.000€ poiché questa era l’esigenza del teatro visto il progetto di  ristrutturazione che aveva in mente. Un obiettivo ambizioso considerato che la media dei progetti italiani di crowdfunding è di 6.105,21€;
  • La modalità: è stata scelta la tipologia di raccolta “Tutto o niente” per dare un segnale forte a livello comunicativo e dimostrare che il teatro vuole portare avanti con convinzione quello che ha creato fino ad allora e che avrebbe continuato a portare avanti i suoi valori e il suo progetto;
  • tempi: si è optato per una campagna di 70 giorni per dare alla notizia il tempo di diffondersi, soprattutto a fine stagione quando l’attenzione sull’attività del teatro tende a calare;
  • Il target: molta attenzione si è concentrata sul pubblico attuale e potenziale del Faraggiana. Ma anche le istituzioni pubbliche sono state coinvolte a vario titolo e diverse aziende del territorio sono state contattate, alcune di esse hanno accolto con entusiasmo il progetto. Anche il pubblico degli appassionati di teatro e recitazione sono stati un target di riferimento e il loro coinvolgimento è stato stimolato attraverso azioni online (campagne di digital PR) e offline (incontri in teatro);
  • contenuti: si è deciso di puntare sui video che per fruibilità e per linguaggio narrativo hanno un maggior impatto emotivo. Sono stati coinvolti gli attori di fama nazionale impegnati nella stagione teatrale che hanno testimoniato l’importanza di questo progetto;
  • social network: si è deciso di puntare su Facebook per raggiungere un pubblico più ampio e Instagram per arrivare a una fascia più giovane potenzialmente interessata;
  • media tradizionali: bisognava coinvolgere testate cartacee e televisive;
  • Digital PR: contatto con realtà digital influenti per territorialità o settore di riferimento dovevano essere coinvolte per portare a conoscenza il maggior numero di persone possibile;
  • Gli eventi: durante le serate di spettacolo è sempre stato presente un corner informativo al quale il pubblico poteva rivolgersi sia per avere informazioni sia per donare direttamente. Inoltre sono state organizzate tre visite guidate al teatro per coinvolgere il pubblico della città.

Il lancio

La campagna è stata lanciata online la mattina dell’apertura della raccolta sulla piattaforma: è andato online il primo video che contemporaneamente è stato caricato sul sito web e sulla pagina Facebook. Il video è stato supportato da un sponsorizzazione per aumentarne la diffusione. Offline è stato presentato il progetto in teatro in concomitanza con uno spettacolo con grande affluenza di pubblico: lo staff del teatro ha dato informazioni durante la serata e ha cominciato a raccogliere i fondi.

La campagna

Durante la campagna, la comunicazione si è concentrata su due linee principali. Da un lato la presenza costante sui social network per mantenere viva l’attenzione e raccontare al pubblico i valori del teatro oltre che il progetto di ristrutturazione, dall’altra l’organizzazione di eventi capaci di coinvolgere sia il pubblico che gli stakeholder per mostrare il teatro da vicino. Queste sono state le azioni principali che abbiamo messo in campo:

  • Durante tutto il periodo i video sono stati il contenuto principe capace di attirare l’attenzione, raccontare ed emozionare. Gli attori impegnati negli spettacoli, la comunità del quartiere, lo staff del teatro si sono mostrati in prima persona e hanno dato quel valore in più capace di rendere partecipi i cittadini;
  • I mass media tradizionali, stimolati con il comunicato stampa e l’invito allo spettacolo in cui è stata presentata la campagna, hanno dato la notizia sin da subito e hanno aiutato a comunicare nel momento di lancio. Rai3 ha dedicato un lungo servizio di approfondimento durante un’edizione del tg;
  • Eppela, il portale scelto per la raccolta fondi, ha messo in evidenza il Teatro Faraggiana (anche con una lunga intervista) per quasi tutta la durata della raccolta, dimostrando la validità del progetto;
  • il motivo e lo scopo del crowdfunding sono stati costantemente ricordati e illustrati sui social network con diversi contenuti;
  • diversi blog di settore e gruppi di riferimento in ambito cittadino sono stati contattati per aiutare nella diffusione del progetto;
  • è stato coinvolto il pubblico in eventi all’interno del teatro con lo scopo di renderlo ancora più partecipe (mostrando il backstage della struttura fisica) al progetto;
  • una campagna Google Ad Grants sulla rete di ricerca ha diffuso il messaggio anche a chi non frequentava i social network (vedi il grafico sotto).

I risultati

Conclusa la campagna abbiamo tirato le somme del lavoro fatto: oltre aver raggiunto l’obiettivo dei 25.000€, i risultati della campagna di comunicazione sono stati in linea con quanto ci eravamo prefissati. Questi in sintesi:

  • La copertura organica media della pagina Facebook è cresciuta del 20%,
  • la fanbase di Instagram è aumentata del 24%,
  • le visualizzazioni dei video sono state più di 75.000,
  • I post specifici sulla campagna hanno raggiunto più di 141.000 utenti solo su Facebook.

Conclusioni 

Perché si raggiunga l’obiettivo quindi è necessaria una strategia di comunicazione integrata che non si limiti al solo progetto ma che abbracci e sposi la mission dell’istituzione culturale. In questo caso specifico Profili ha aderito con entusiasmo al progetto proprio perché credeva (e crede) nei valori che il Teatro Faraggiana diffonde. Il crowdfunding è uno strumento molto importante e soprattutto molto efficace se inserito in una strategia di marketing complessiva. Continuate a seguirci e vi racconteremo di altri progetti che stiamo seguendo.

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comunicazione

Teatro di prosa e teatro d’opera: strategie di comunicazione a confronto

Quali sono le differenze di approccio nella comunicazione di un teatro d’opera e di uno di prosa? Come impostare un’efficace strategia di comunicazione in base agli obiettivi prefissati? Quali sono gli aspetti cruciali?

Le differenze di approccio nella comunicazione di un teatro d’opera e di uno di prosa sono molteplici: il prodotto artistico, il pubblico di riferimento, il contesto culturale sono elementi distintivi che condizionano gli obiettivi e quindi le strategie di marketing e comunicazione.
Parlando della mia esperienza personale, il Teatro Regio di Parma, che è considerato il più importante teatro di tradizione italiano (la sua fondazione risale al 1829), è un teatro che, a differenza di fondazioni lirico-sinfoniche come La Scala, il Teatro Regio di Torino e l’Opera di Firenze, per fare alcuni nomi, propone spettacoli e concerti di diverse tipologie, anche se la sua storia lo ha visto protagonista come teatro d’opera.
Il contesto in cui è inserito, poi, è diverso da quello delle grandi città: Parma è una cittadina di provincia di circa 200.000 abitanti. È stato necessario, quindi,  comprendere i meccanismi di comunicazione che governano una realtà più piccola rispetto a Milano o Roma. In questo caso, il lavoro sul linguaggio e sulle immagini è risultato  fondamentale per scardinare alcune barriere comunicative.
Per quanto riguarda il pubblico, invece, una sfida importante, è stata quella di coinvolgere il pubblico più giovane. Il pubblico del teatro d’opera, infatti, è anagraficamente più vecchio rispetto a quello del teatro di prosa: il linguaggio operistico è molto  meno attuale rispetto al teatro di prosa e ad altre forme di spettacolo e i prezzi applicati, spesso molto elevati, sono poco accessibili. Quindi la grande sfida per il marketing e la comunicazione di un teatro d’opera è mostrare ai giovani quello che c’è di “spettacolare” nell’opera attraverso linguaggi e media attuali, adottando politiche di prezzo diversificate e accessibili anche ai più giovani, e non solo durante le prove.

I teatri di prosa, invece, hanno caratteristiche diverse, ma soprattutto una programmazione artistica più diversificata e per certi versi accessibile, che permette di coinvolgere un pubblico più vasto.  Nel caso del Piccolo Teatro, poi, il concetto di “teatro d’arte per tutti” è alla base di ogni cosa. Due visioni completamente diverse, quindi, sia da un punto di programmazione che di relazione con il pubblico che condizionano ovviamente la comunicazione.
Quasi metà del pubblico del Piccolo Teatro è costituito da giovani sotto i 26 anni (oltre 100.000 spettatori l’anno, di cui quasi 10.000 abbonati): questo perché il Piccolo negli anni ha lavorato molto con scuole, università e accademie, sia in uscita (corsi presso le scuole, testimonianze, preparazione di studenti e insegnanti) che in entrata (coinvolgimento degli studenti nelle nostre attività) e questo lavoro ha dato i suoi frutti.

L’obiettivo è sempre stato quello di investire sulla formazione del pubblico giovane, creando legame in grado di proseguire nel tempo. La sfida del Piccolo Teatro è, piuttosto, quella di coinvolgere la fascia di età dei 35-45 anni, che non è stata parte di questo percorso durante gli anni della propria formazione. Per questo, l’attività social che abbiamo realizzato negli ultimi anni prova a raccontare gli spettacoli attraverso un linguaggio semplice e un approccio non convenzionale, che sono più affini a questo tipo di pubblico.

Quindi, da una parte abbiamo l’opera, uno spettacolo che, per caratteristiche strutturali, è più complesso da veicolare; dall’altra, invece, la prosa, che si avvale di linguaggi più contemporanei. Mentre quest’ultima risulta essere  più accessibile, l’opera lirica ha, però, dalla sua parte la bellezza della musica e la sua universalità che le consente di raggiungere un pubblico più vasto, anche internazionale.

Per quanto riguarda il marketing, il teatro d’opera ha, nella maggior parte dei casi, un approccio tradizionale. Il Piccolo Teatro, invece, ha costruito negl’anni un sistema di marketing molto complesso, in cui in momenti diversi si raggiungono pubblici diversi, con prezzi diversi. Questo porta a un insieme di approcci diversificati che fanno parte di un’unica articolata strategia.
Al centro del nostro sistema di comunicazione e di marketing c’è il sito del Piccolo Teatro, attraverso il quale vendiamo i nostri prodotti. Intorno, c’è un sistema di “satelliti” costituito dai nostri canali social (FacebookTwitterInstagramYoutubePinterest) che raccontano delle storie, ognuno secondo le proprie peculiarità. Tutto questo è funzionale a creare interesse e a portare le persone a iscriversi al sito e diventare parte di un meccanismo di vendita che riserva offerte dedicate a seconda delle caratteristiche e del gradimento, della frequenza di partecipazione, della possibilità di spesa.

I dati delle persone iscritte al nostro sito vengono utilizzati per costituire dei segmenti di pubblico dinamici, a cui proporre offerte  diverse, a seconda degli spettacoli in cartellone, per l’invio di informazioni generali inerenti alla programmazione e per questionari di gradimento che riguardano diverse aree tematiche.
L’aspetto più stimolante della comunicazione e del marketing al Piccolo è creare storie diverse, da veicolare in momenti diversi, a pubblici diversi, per periodi molto lunghi (abbiamo spettacoli che rimangono in scena anche 2 mesi e mezzo) e capire che filoni sviluppare partendo dal testo, dai protagonisti, dagli autori, dal regista, dalle scenografie.

Alessandro Borchini, Direttore Comunicazione e Marketing del Piccolo Teatro di Milano