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Trend di comunicazione 2026: come emergere e generare lead nell’era dell’AI optimization

Perché oggi serve ripensare la comunicazione

2 gennaio 2026. L’anno si apre con una certezza: l’intelligenza artificiale non è più una promessa, ma una realtà che sta rivoluzionando il modo in cui aziende, enti culturali e organizzazioni di ogni settore comunicano, coinvolgono e generano valore. L’AI generativa è ormai il vero motore di innovazione per marketing e comunicazione: secondo recenti ricerche, il 64% dei professionisti del settore prevede che l’AI sarà utilizzata per creare e personalizzare contenuti al posto delle persone (Uomini & Donne Comunicazione). In questo scenario, la sfida per chiunque voglia distinguersi è chiara: serve una strategia omnicanale, una cultura della formazione continua e la capacità di rendere i contenuti rilevanti per algoritmi e persone. Il 2026 sarà l’anno in cui la comunicazione farà davvero la differenza tra chi cresce e chi resta indietro.

Scenario: dati e nuove regole del gioco

Secondo lo studio State of the Connected Customer 2024) di Salesforce, il 73% dei consumatori si aspetta esperienze personalizzate e coerenti su tutti i canali digitali. L’Osservatorio sulle Comunicazioni AGCOM (n. 2 e n. 3/2025) evidenzia che la crescita degli investimenti digitali e la diffusione dell’AI stanno modificando profondamente il panorama dei media, con un aumento del 9% degli investimenti in comunicazione digitale nel primo semestre 2025.

Secondo ISTAT, nel 2025 quasi l’80% delle imprese italiane con almeno 10 addetti utilizza specialisti ICT interni o esterni, ma solo il 7,5% impiega specialisti in AI e big data e solo il 35% ha investito in almeno 4 delle 12 competenze digitali chiave individuate dall’indice Digital Intensity Index (DII).

Il report “Competenze digitali nel 2025” di Anitec-Assinform conferma che il 72% delle aziende fatica a reperire profili con skill digitali avanzate, soprattutto in ambito AI e cybersecurity. E la formazione resta un nodo critico: solo il 38% delle aziende offre percorsi strutturati di formazione su AI e nuovi media ai propri dipendenti. Questo gap rischia di rallentare l’innovazione proprio quando la velocità di adattamento è fondamentale.

Strategie operative: come generare lead senza trascurare l’awareness

    • Ottimizza i contenuti per l’AI e la ricerca conversazionale

    Rispondi alle domande del pubblico con linguaggio naturale, inserisci FAQ, dati strutturati e keyword conversazionali. Cura la reputazione digitale della tua organizzazione: recensioni, menzioni e contenuti di valore aumentano la probabilità di essere suggeriti dagli assistenti AI. Un esempio pratico: una scheda evento ottimizzata può includere domande come “Cosa rende unico questo festival?” o “Come partecipare all’evento?”, anticipando le query degli utenti.

    • Investi nell’awareness come leva per la lead generation

    In ogni settore, la tentazione di puntare tutto sulla lead generation è forte, ma senza notorietà il funnel non funziona. L’awareness è la base su cui costruire fiducia e interesse: crea contenuti editoriali, guide, storie di successo e approfondimenti che posizionino il tuo brand, evento o progetto come punto di riferimento. Solo così la lead generation sarà efficace e sostenibile nel tempo.

    • Integra tutti i canali in una strategia omnicanale

    Sito, social, newsletter, eventi fisici e digitali devono dialogare tra loro. Utilizza piattaforme di marketing automation per tracciare il percorso degli utenti, personalizzare le comunicazioni e ottimizzare le campagne in tempo reale. Un esempio: collega i dati raccolti durante un evento dal vivo con le campagne email post-evento, per mantenere alta l’attenzione e favorire la conversione.

    • Coinvolgi la community e valorizza le storie autentiche

    In ogni ambito, il pubblico vuole sentirsi parte di una storia. Racconta il dietro le quinte, coinvolgi testimonial, stakeholder, clienti e collaboratori, stimola la partecipazione attiva (user generated content, contest, live streaming). La community è il tuo miglior alleato per amplificare la visibilità e generare passaparola.

    Errori da evitare

    1. Trascurare l’awareness: senza notorietà, la lead generation non produce risultati duraturi.
    2. Ignorare l’AIO: i contenuti non ottimizzati rischiano di essere invisibili agli algoritmi.
    3. Comunicazione autoreferenziale: metti sempre il pubblico e il valore al centro.
    4. Non investire in competenze: senza formazione continua, si rischia di restare indietro.

    Nel 2026, la comunicazione efficace – in ogni settore – è quella che sa unire innovazione tecnologica, valore umano e formazione continua. Ottimizza per l’AI, investi nell’awareness e costruisci relazioni autentiche: solo così potrai generare lead di qualità e far crescere la tua organizzazione, il tuo brand o il tuo evento. Vuoi una strategia su misura per il tuo progetto? Contattaci per una consulenza personalizzata.

    FAQ – Domande frequenti sui trend di comunicazione 2026

    Cos’è l’AI optimization (AIO) nella comunicazione?
    L’AI optimization è l’insieme di strategie e tecniche che permettono ai contenuti di essere facilmente compresi, indicizzati e suggeriti dagli algoritmi di intelligenza artificiale, come quelli di motori di ricerca, assistenti vocali e piattaforme social.

    Perché la formazione digitale è così importante oggi?
    Perché la domanda di competenze in AI, digital marketing e cybersecurity supera l’offerta: senza formazione continua, le aziende rischiano di non riuscire a innovare e restare competitive.

    Qual è la differenza tra SEO tradizionale e AIO?
    La SEO tradizionale si concentra sull’ottimizzazione per i motori di ricerca classici, mentre l’AIO punta a rendere i contenuti accessibili e rilevanti anche per gli algoritmi AI che filtrano e raccomandano informazioni agli utenti, spesso in modalità conversazionale.

    Questi trend valgono solo per la cultura?
    No, i trend di comunicazione 2026 sono trasversali e riguardano tutti i settori: cultura, business, servizi, retail, sociale e oltre. Ogni organizzazione può trarre vantaggio dall’AI optimization e dalle strategie omnicanale.

    Quali sono le 12 competenze digitali chiave secondo ISTAT/DII?
    Secondo l’indice Digital Intensity Index (DII) adottato da ISTAT, le 12 competenze digitali chiave per le imprese sono:

    1. Utilizzo di computer connessi a Internet per scopi aziendali
    2. Presenza di un sito web
    3. Utilizzo di social media
    4. Acquisto di servizi cloud computing
    5. Utilizzo di software ERP (Enterprise Resource Planning)
    6. Utilizzo di software CRM (Customer Relationship Management)
    7. Invio di fatture elettroniche in formato strutturato
    8. Vendita online (e-commerce)
    9. Utilizzo di dispositivi portatili per accedere ai sistemi ICT aziendali
    10. Analisi di big data
    11. Utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale
    12. Formazione ICT per il personale

    Le imprese che adottano almeno 4 di queste 12 pratiche sono considerate digitalmente avanzate secondo la metodologia ISTAT/Eurostat.

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    Comunicazione strategica: come allineare messaggi, brand e obiettivi di business

    Introduzione: perché oggi serve una comunicazione strategica

    Molte aziende comunicano in modo frammentato, reagendo alle urgenze invece di seguire una visione chiara. La comunicazione strategica nasce proprio per superare questo approccio tattico: non si limita a “dire qualcosa”, ma guida percezioni, decisioni e comportamenti a supporto degli obiettivi di business. Quando è ben progettata, diventa un asset centrale del marketing e della crescita aziendale.

    Il contesto della comunicazione strategica

    In uno scenario digitale complesso e ipercompetitivo, i brand devono distinguersi per coerenza e rilevanza. La comunicazione strategica risponde a tre esigenze chiave:

    • allineare brand, marketing e business
    • garantire coerenza su tutti i touchpoint
    • misurare l’impatto dei messaggi nel tempo

    Le aziende che adottano un approccio strategico comunicano meno, ma meglio.

    Strategie operative per una comunicazione strategica efficace

    1. Definire obiettivi chiari e misurabili

    Ogni strategia di comunicazione deve partire da obiettivi concreti: posizionamento, reputazione, lead generation o supporto alle vendite.

    2. Costruire un posizionamento distintivo

    La comunicazione strategica traduce la value proposition in messaggi chiari, differenzianti e riconoscibili, evitando sovrapposizioni con i competitor.

    3. Integrare comunicazione e marketing

    Contenuti, canali e campagne devono lavorare in modo sinergico lungo il funnel, dall’awareness alla conversione.

    4. Governare canali e messaggi

    Linee guida, tone of voice e framework di contenuto garantiscono coerenza anche nel lungo periodo.

    Errori comuni nella comunicazione strategica

    • Confondere strategia e tattica
    • Cambiare messaggi troppo spesso
    • Non definire KPI chiari
    • Separare comunicazione, marketing e vendite

    Conclusione: i takeaway chiave

    La comunicazione strategica è un processo continuo che guida il valore del brand nel tempo. Quando è integrata con il marketing e orientata ai dati, supporta decisioni di business più efficaci.

    Vuoi costruire una comunicazione strategica per la tua azienda?
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    FAQ – Comunicazione strategica

    Cos’è la comunicazione strategica?
    È l’approccio alla comunicazione basato su obiettivi di business, posizionamento e coerenza nel tempo.

    Qual è la differenza tra comunicazione strategica e operativa?
    La strategica definisce il “perché” e il “come”, l’operativa il “cosa” e il “quando”.

    Perché la comunicazione strategica supporta il marketing?
    Perché rende i messaggi più coerenti, misurabili e orientati alla conversione.

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    Comunicazione B2B efficace: come trasformare i contenuti in opportunità di business

    Introduzione: la sfida della comunicazione B2B oggi

    Nel contesto B2B, la comunicazione è spesso sottovalutata o ridotta a messaggi troppo tecnici e autoreferenziali. Il risultato? Brand poco distintivi e difficoltà nel generare fiducia lungo cicli di vendita complessi. Una comunicazione B2B efficace, invece, è uno strumento strategico di marketing capace di supportare decisioni d’acquisto razionali e relazionali.

    Il contesto della comunicazione B2B

    I buyer B2B sono sempre più informati: oltre il 70% del processo decisionale avviene prima del contatto commerciale. Questo rende la comunicazione un asset chiave per:

    • posizionare il brand come esperto
    • educare il mercato
    • ridurre le barriere alla conversione

    La comunicazione B2B moderna è data-driven, omnicanale e orientata al valore concreto.

    Strategie operative per una comunicazione B2B efficace

    1. Comunicare valore, non solo competenze

    Nel B2B non basta dimostrare know-how: è fondamentale spiegare come si risolvono problemi reali e perché la soluzione è rilevante per il business del cliente.

    2. Conoscere il processo decisionale

    La comunicazione deve parlare a più stakeholder (manager, tecnici, decisori). Ogni contenuto va adattato al livello di responsabilità e agli obiettivi di chi legge.

    3. Integrare comunicazione e marketing

    Blog, white paper, LinkedIn, email marketing e SEO devono lavorare insieme per accompagnare il lead lungo il funnel.

    4. Misurare e ottimizzare

    KPI come lead qualificati, tempo di permanenza e conversion rate permettono di migliorare costantemente la comunicazione.

    Errori comuni nella comunicazione B2B

    • Parlare solo di sé e non del cliente
    • Linguaggio eccessivamente complesso
    • Mancanza di una strategia di contenuti
    • Comunicazione scollegata dal marketing e dalle vendite

    Conclusione: i takeaway chiave

    Una comunicazione B2B efficace è chiara, strategica e orientata ai risultati. Quando supporta il marketing e il processo commerciale, diventa un potente strumento di crescita.

    Vuoi rendere la tua comunicazione B2B più efficace?
    👉 Contattaci per una consulenza strategica dedicata.

    FAQ – Comunicazione B2B e marketing

    Cos’è la comunicazione B2B?
    È l’insieme delle attività di comunicazione rivolte ad altre aziende, con focus su valore, competenza e fiducia.

    Perché la comunicazione è cruciale nel B2B?
    Perché influenza le decisioni d’acquisto prima del contatto commerciale.

    Quali canali funzionano meglio nella comunicazione B2B?
    Sito web, contenuti SEO, LinkedIn, email marketing e materiali di approfondimento come white paper e case study.

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    Comunicazione aziendale efficace: come creare valore, fiducia e risultati di business

    Introduzione: perché la comunicazione è una leva strategica

    In un mercato saturo di messaggi, la comunicazione non è più solo un supporto al marketing, ma una leva strategica per costruire fiducia, differenziarsi e generare risultati concreti. Molte aziende comunicano molto, ma comunicano male: messaggi incoerenti, poco rilevanti o scollegati dagli obiettivi di business. L’efficacia della comunicazione aziendale oggi determina awareness, reputazione e conversione.

    Il contesto attuale della comunicazione e del marketing

    Secondo studi di settore, i brand con una comunicazione coerente su tutti i touchpoint ottengono fino al +20% di crescita dei ricavi. I decisori aziendali cercano contenuti chiari, utili e affidabili. In questo scenario, la comunicazione deve essere:

    • orientata al valore
    • guidata dai dati
    • integrata con le strategie di marketing digitale e omnicanale

    Strategie operative per una comunicazione aziendale efficace

    1. Allineare comunicazione e obiettivi di business

    Ogni messaggio deve rispondere a una domanda chiave: che risultato vogliamo ottenere? Awareness, lead generation o conversione richiedono contenuti, canali e KPI diversi.

    2. Conoscere il target e parlare il suo linguaggio

    Una comunicazione efficace parte dall’analisi del pubblico: bisogni, pain point, livello di conoscenza. Meno slogan, più chiarezza.

    3. Coerenza su tutti i canali

    Sito web, social, email, contenuti SEO e comunicazione interna devono raccontare la stessa storia, con adattamenti di formato ma non di identità.

    4. Contenuti utili e misurabili

    Guide, articoli, case study e FAQ aumentano autorevolezza e performance SEO, supportando il marketing nel lungo periodo.

    Esempio pratico

    Un’azienda B2B ha rivisto la propria comunicazione focalizzandola su problemi concreti dei clienti, integrando blog SEO, LinkedIn e newsletter. Risultato: +35% di lead qualificati in sei mesi, senza aumentare il budget advertising.

    Errori comuni da evitare

    • Comunicare solo prodotti, non valore
    • Usare linguaggio tecnico inutile
    • Ignorare dati e metriche
    • Non avere una strategia di comunicazione chiara

    Conclusione: i takeaway chiave

    La comunicazione aziendale efficace è strategica, coerente e orientata al valore. Quando è integrata con il marketing e guidata dai dati, diventa un vero acceleratore di business.

    Vuoi migliorare la comunicazione della tua azienda?
    👉 Contattaci per una consulenza strategica personalizzata.

    FAQ – Domande frequenti sulla comunicazione aziendale

    Cos’è una comunicazione aziendale efficace?
    È una comunicazione chiara, coerente e orientata agli obiettivi di business e al pubblico.

    Qual è il legame tra comunicazione e marketing?
    La comunicazione supporta il marketing creando fiducia, autorevolezza e contenuti utili alla conversione.

    Da dove iniziare per migliorare la comunicazione?
    Dall’analisi del target, degli obiettivi e dei canali già attivi, definendo una strategia misurabile.

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    Comunicare un festival: da evento a brand

    Un festival musicale oggi non è più soltanto un appuntamento culturale: è un brand, un media strategico e un ecosistema narrativo che vive ben oltre le date dell’evento. In un mercato altamente competitivo, la sola qualità della line-up o la bellezza della location non bastano. Serve una strategia di comunicazione integrata capace di costruire attesa, generare hype e trasformare il pubblico in una vera community.

    Oltre il palco: l’evento come ecosistema narrativo

    Il passaggio da semplice spettacolo a brand implica una visione nuova: un festival deve raccontarsi tutto l’anno, diventare piattaforma di contenuti e alimentare un senso di appartenenza che fidelizza il pubblico. Qui entra in gioco l’agenzia di comunicazione: non più semplice promotore, ma architetto dell’identità del festival, custode della sua reputazione e regista di una narrazione coerente.

    Le tre fasi chiave della comunicazione di un festival

    La comunicazione efficace è una sinfonia in tre atti:

    • Pre-evento: è il momento di costruire attesa. Tecniche come il drip-feed (annunci graduali), la pre-registrazione ai biglietti e l’uso dei contenuti delle edizioni passate alimentano la curiosità. È la fase in cui si lavora sulla FOMO (Fear of Missing Out), trasformando l’interesse in urgenza e urgenza in azione.
    • Durante l’evento: qui il pubblico diventa co-narratore. Social media, live streaming, contenuti generati dagli utenti e storytelling in tempo reale amplificano la portata del festival, trasformandolo in un’esperienza diffusa e condivisa.
    • Post-evento: l’errore più comune è chiudere la comunicazione. In realtà, gli highlight, gli aftermovies e le newsletter di follow-up tengono viva la conversazione e aprono la strada all’edizione successiva. Il festival non si spegne con le luci del palco, ma resta vivo grazie a contenuti “evergreen”.

    Strumenti e tattiche vincenti

    Un’agenzia esperta combina strumenti digitali e approcci tradizionali:

    • Digital marketing: campagne social e Google Ads mirate, un sito user-friendly e newsletter personalizzate.
    • Influencer marketing: collaborazioni con micro-influencer e super-fan generano passaparola autentico e rafforzano il senso di community.
    • PR e ufficio stampa: la costruzione di narrazioni culturali amplifica la visibilità su media generalisti e di nicchia.
    • Partnership esperienziali: come insegna Coachella, i brand non devono limitarsi a comparire, ma diventare parte integrante dell’esperienza, arricchendola e rendendola memorabile.

    Lezioni da successi e fallimenti

    Esempi come Tomorrowland mostrano come un festival possa creare hype costante attraverso contenuti di qualità e gestione sapiente della scarsità dei biglietti. Al contrario, il Fyre Festival insegna che una comunicazione brillante non può sostituire una pianificazione reale: senza autenticità e coerenza, il danno reputazionale è inevitabile.

    Perché affidarsi a un’agenzia di comunicazione

    Gestire la complessità di queste dinamiche richiede competenze trasversali. Un’agenzia non si limita a curare campagne ADV, ma orchestra l’intero ecosistema: posizionamento, gestione del racconto, attivazioni digitali, PR e persino crisis management. Così un festival non si limita a “succedere”, ma diventa un marchio riconosciuto, una community e un fenomeno culturale duraturo.

    Conclusione

    Comunicare un festival significa investire nella sua longevità. Ogni edizione non è un punto d’arrivo, ma l’inizio di un nuovo capitolo di un racconto che cresce anno dopo anno. Con la giusta strategia e il supporto di un partner esperto, un festival può davvero trasformarsi in un brand iconico.

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    Metti una sera con il Quartetto Goldberg

    Era un afoso giovedì pomeriggio di fine luglio quando, per la prima volta, abbiamo avuto la felice opportunità di incontrare i quattro componenti del Quartetto Goldberg, a casa di Filippo Bentivoglio, musicista e produttore milanese, titolare di Filodinote.

    Jingzhi Zhang, Giacomo Lucato, Matilde Simionato, Martino Simionato stavano lavorando con Filippo alla registrazione del loro debutto discografico, un lavoro complesso e oneroso che i musicisti, di solito, si ritrovano ad affrontare da soli.

    Filippo però è differente, lui alla musica ci crede e anche ai nuovi talenti.

    E così, abbiamo deciso che Filodinote, un progetto di sostegno ai giovani artisti, di avvicinamento delle nuove generazioni alla musica di valore, andava valorizzato con un evento in grande stile.

    Un evento, che da quel momento, ha cominciato a prendere vita, nonostante questo tipo di attività non sia nel core di Profili. Lo spazio di Scimmie Nude in Fabbrica del Vapore a Milano, ci è parso da subito estremamente adeguato per un’anteprima riservata che avrebbe consacrato un connubio tra persone sensibili all’arte e alla musica, ma anche un’opportunità per le imprese sensibili e interessate a sostenere iniziative di mecenatismo 2.0.

    E così, dopo due mesi di incontri, telefonate, inviti, revisioni, mail, sopralluoghi, piccole emergenze e molta moltissima fiducia tra tutti i partner, giovedì 23 ottobre ’25 abbiamo aperto le porte di Fabbrica delle Scimmie agli invitati che avevano dato la disponibilità a partecipare a questa anteprima in musica: attraverso le pagine di Mozart e Ravel, parti fondanti del nuovo disco dei quattro giovani musicisti, il pubblico è stato coinvolto in un percorso fatto di passione, dedizione e determinazione.

    Il successo di questo evento, la sua perfetta riuscita e l’emozione che ha caratterizzato tutta la sala, hanno travolto non soltanto i team di Profili e di Filodinote, ma anche i quattro musicisti del Quartetto Goldberg, che nonostante la giovane età hanno già ottenuto numerosi apprezzamenti di pubblico e critica, ottenendo prestigiosi riconoscimenti, tra cui Primo Premio al Filippo Nicosia Chamber Music Award 2023, il Premio Abbiati “Piero Farulli” come miglior giovane ensemble, il Premio speciale “Una Vita nella Musica” Giovani – Marzo 2024.

    L’organizzazione di questo evento ci ha mostrato che il nostro modo di perseguire l’ascolto di ciascun partner/cliente e di puntare su #ciocheconta davvero ci rende una validissima risorsa anche in questo ambito, ottenendo inoltre ottimi riscontri di pubblico.

    Se vuoi saperne di più su questo progetto o su come lanciare un evento in ambito culturale, non esitare a contattarci.

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    Come valorizzare un territorio attraverso il marketing

    Partiamo da una definizione che inquadra l’argomento. Il marketing territoriale è rappresentato dall’insieme di strategie e attività al servizio della promozione di un territorio, in grado di valorizzare le sue unicità, esattamente come accade in qualsiasi azione di Brand Positioning. In questo caso specifico, però, l’obiettivo di valorizzazione si deve necessariamente sposare con quello dello sviluppo locale sostenibile, in un circolo virtuoso di ricadute positive non solo sul turismo locale, ma anche sul rafforzamento della comunità residente, sulla collaborazione tra istituzioni, imprese e cittadini e perché no anche sulla riqualificazione urbana.

    Stakeholder, residenti e pubblica amministrazione saranno quindi referenti fondamentali e imprescindibili di un percorso che, necessariamente, non può essere di breve durata.

     

    Esattamente come in ogni azione di Brand Positioning, anche il marketing territoriale prevede degli step fondamentali:

    1. Analisi del territorio: approfondimento sulle risorse culturali, naturali ed economiche dell’area (es. paesaggi, tradizioni culinarie, monumenti e attività artigianali);
    2. Definizione del target: chi sono i potenziali visitatori, investitori e residenti in base a specifici profili (età, nazionalità, interessi);
    3. Creazione di un’immagine e di una narrazione: dopo aver effettuato degli audit sui principali target, si costruisce un’identità chiara, che dovrà essere raccontata in maniera efficace e strategica (storytelling) che ne metta in luce le specificità uniche. Dalla narrazione, dovrebbe emergere chiara la USP (dall’inglese Unique Selling Proposition), ovvero l’elemento distintivo che permette al territorio in oggetto di essere percepito come unico, diverso dagli altri quindi più interessante e memorabile;
    4. Promozione integrata: si utilizzano vari strumenti e canali di comunicazione (siti web, social media, eventi, campagne pubblicitarie, pubbliche relazioni, conferenze, coinvolgimento delle scuole…) per raggiungere il target identificato.

    Tra gli esempi più completi e di valore rispetto a questo expertise, Profili ha partecipato alla stesura del dossier di candidatura della cittadina di Maratea (PZ) a Capitale della Cultura italiana, ottenendo degli ottimi risultati per il territorio.

     

    “Il futuro parte da un viaggio millenario” rappresenta non soltanto il titolo che Profili ha scelto per questa candidatura, ma l’ossatura stessa di un progetto ambizioso di riqualificazione di un territorio, parte di quell’Italia minore fatta di migliaia di borghi, che ne rappresentano l’ossatura. Un territorio complesso come quello di Maratea, fatto di mare e di montagna, di viabilità difficile e distanze che sembrano insormontabili, che si è affacciato alla candidatura nel gennaio 2023, coinvolgendo alcuni esperti e, insieme, la cittadinanza. Profili è stato chiamato nel mese di luglio allo scopo di concretizzare e valorizzare quanto finora era stato realizzato, attraverso un dossier e una strategia di comunicazione.

    LA STRATEGIA

    Considerando che l’analisi del territorio e l’identificazione del target erano pronti, abbiamo realizzato un concept di comunicazione, fondamentale sia per cominciare a scrivere il dossier, sia per costruire un gruppo di lavoro con tutti gli esperti che a vario titolo avevano definito delle progettualità per il territorio e ovviamente le amministrazioni pubbliche e il sociale. Dal 20 settembre, giorno in cui il dossier è stato inviato al Ministero, al mese di marzo, con l’audizione prima e la comunicazione dei risultati poi, la campagna di comunicazione on-line e off-line non si è mai fermata.

    RISULTATI RAGGIUNTI

    Al di là dei numeri, i due risultati più importanti raggiunti sono stati:

    – la valorizzazione di Maratea, che da meta turistica è passata a portavoce dell’Italia minore grazie a un progetto di altissima qualità, propulsore di progresso sociale ed economico e insieme di una riqualidìficazione territoriale.

    – un aumento della brand awareness, un fortissimo engagement sulle pagine social, una costante attenzione mediatica durata alcuni mesi, senza un eccessivo impegno economico.

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    Come si fa il marketing di un festival?

    Nel corso degli anni, abbiamo accumulato diverse esperienze nell’organizzazione e nel coordinamento, in fatto di marketing e comunicazione, di alcuni importanti festival di danza, musica, teatro. Tra questi: il Festival Puccini di Torre del Lago, il Napoli Teatro Festival, Novara Jazz, Oriente Occidente o, per fare un esempio più recente, Festival della Valle d’Itria, Tolfa Jazz, Impacta Festival e Hystrio Festival.

    Perché parlarvi di questo? Perché così possiamo provare a rispondere alla domanda: da dove si inizia a coordinare il marketing e la comunicazione di un festival? 

    Si tratta di un lavoro molto complesso che difficilmente può essere sintetizzato in un paio di pagine e che, oltretutto, è diverso di caso in caso. Ciononostante, abbiamo  comunque provato a raccogliere in questo articolo  i nostri “appunti di viaggio”,  le nostre esperienze a riguardo.

    Ripercorriamone, quindi, le tappe principali.

    ANALISI PRELIMINARI

    Alla base di tutto, prima ancora dello sviluppo dal punto di vista artistico, bisogna chiedersi a cosa vuole rispondere il nostro festival. È fondamentale, infatti, non solo a livello di marketing per costruire un “prodotto” di qualità e di successo, ma si rivelerà in seguito cruciale anche per la comunicazione dell’evento.

    Per un festival è fondamentale l’analisi del contesto su due livelli, endogeno ed esogeno. Partendo dal primo, uno degli elementi cruciali e preliminari è la scelta della location che ospiterà la manifestazione. Ecco alcune domande che è utile farsi:

    È  uno spazio fisso o sono più luoghi?  È all’aperto o al chiuso? Quale si adatta meglio ad ospitare il nostro palinsesto in termini di spazio, costi, raggiungibilità? Che disponibilità ci offre dal punto di vista delle tempistiche?

    È  evidente che dalla location individuata dipende il numero dei posti disponibili, un elemento su cui occorre ragionare con attenzione per evitare di non riempire a sufficienza l’evento.

    A livello esogeno, invece, tocca guardarsi intorno nel contesto di riferimento e chiedersi: ci sono altre manifestazioni simili o diverse che potrebbero togliere interesse/visibilità al nostro evento? Se sì, quali e soprattutto quando e dove avranno luogo? Possono per qualche ragione da capire entrare in contrasto con il nostro festival?

    Se le risposte a queste domande saranno soddisfacenti, si potrà quindi procedere alla nota forse più dolente: la scheda costi. È, infatti, indispensabile preventivare tutte le spese connesse al festival, per definire un’entità economica totale con cui misurarsi. È  qui che bisognerà individuare il cosiddetto “break-even point”, il punto di pareggio che ci aiuterà a capire quanti ricavi occorreranno per non andare in perdita.

    SVILUPPO

    Una volta smarcate le questioni di fattibilità dal punto di vista logistico ed economico, si passa alla fase decisionale e di sviluppo.

    Dal punto di vista organizzativo, dobbiamo innanzitutto creare uno schema di lavoro che, in vista dell’evento, stabilisca ruoli, tempistiche, responsabilità.

    Successivamente: procedere con la costruzione della proposta artistica e infine cercare i fornitori per le diverse esigenze a cui rispondere.

    Infine lavorare sul pricing: è infatti il momento di fissare i prezzi del nostro festival e declinarlo in opportune scelte di marketing.

    Poi bisogna lavorare sulla comunicazione. Ma come?

    Innanzitutto sviluppando un concept di comunicazione. Questo comprende il naming, che è molto importante. Da esso, verrà poi sviluppata l’immagine coordinata e tutto questo si tradurrà poi in scelte che influenzeranno tutta la comunicazione e la promozione.

    IMPLEMENTAZIONE

    Questa è la fase in cui tutto quello che abbiamo sviluppato finora, soprattutto dal punto di vista della comunicazione, deve tradursi in azioni concrete. È qui, infatti, che si passa al piano più operativo che, tra le altre cose, richiede la produzione/raccolta di materiali.

    La comunicazione qui gioca da protagonista, poiché è chiaro che è il momento che il nostro festival raggiunga l’attenzione, l’interesse e possibilmente il desiderio del pubblico di parteciparvi.

    Attivare i canali di comunicazione online (sito, social, digital adv, digital pr, ecc) e offline (spot televisivi o radiofonici, affissioni, brochure, locandine), realizzare contenuti (video, immagini o altro), costruire un piano editoriale.

    Attivare un ufficio stampa e organizzare, anche una conferenza, invitando giornalisti e/o stakeholder del settore che possano dare voce al nostro festival fuori.

    REALIZZAZIONE e POST FESTIVAL

    In prossimità dell’evento, è il momento della logistica, dell’allestimento e di tutto l’insieme dei preparativi del Festival.

    Una volta che esso avrà finalmente preso il via, non è il momento di mettersi a sedere e rilassarsi, anche se è tra le cose che si tende a pensare, erroneamente, il più delle volte. Il fatto che l’evento sia avviato, non comporta smettere di dargli risonanza.

    Sarà molto importante creare un racconto attraverso testimonianze day-by-day da comunicare all’esterno. Non dimentichiamoci, infatti, che questo processo servirà a trasformare i non partecipanti di oggi nei partecipanti di domani.

    Oltre a questo, è il momento di sfoderare le nostre migliori doti di public relations: se abbiamo lavorato bene, probabilmente troveremo tra il pubblico persone con cui stringere relazioni.

    Questi sono i momenti più potenzialmente interessanti che non dobbiamo lasciarci sfuggire. Riuscire nell’impresa significa iniziare a seminare e raccogliere, per poi mettersi in prospettiva futura di crescita.

    E poi, magari, goderci un po’ lo spettacolo. O almeno provarci.

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    Explode – Amplify your brand


    Il tuo successo passa dall’unicità della tua storia

    Il progetto

    È un progetto che nasce dalla partnership con GAIA Formazione & Sviluppo, una realtà specializzata nella progettazione e realizzazione di interventi su misura di formazione e sviluppo professionale. 

    EXPLODE – Amplify your Brand mira a valorizzare la storia delle aziende facendo leva sull’aspetto emozionale, da sempre uno strumento indispensabile per raccontare al meglio il proprio successo.

    Tre i focus su cui si impernia la creazione di un percorso di storytelling emozionale su misura: 

    • Specificità, cosa rende speciale l’azienda?
    • Passato, presente, futuro, sulla base del percorso, qual è stato il punto di svolta della storia aziendale e verso quali orizzonti ci si vuole dirigere?
    • Azioni, come far emergere i valori trainanti e l’unicità di ogni realtà? 

    Siamo pronti ad accompagnare le aziende a sprigionare il potenziale inespresso che è in loro.

    Guarda la demo qui sotto.

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    Crowdfunding, «bello e impossibile»?

    Non conosco la ragione che mi spiegherà
    Perché non voglio più salvarmi dalla libertà
    È una forza che mi chiama sotto la città
    E se il cuore batte forte non si fermerà
    E l’alba e amor nasce col sol così
    E all’alba il sole ti dirà che è così

    Sulla scia delle parole di Gianna Nannini ci siamo fatti ispirare dall’amore tormentato descritto nella nota canzone anni ’80 per parlare, in questo nuovo articolo, di crowdfunding.

    Un’impresa spesso concepita come complicata e irraggiungibile, ma mossa da un autentico sentimento di devozione verso qualcosa da conquistare. In questo caso non stiamo parlando, naturalmente, di una persona ma piuttosto di un’idea, un progetto che si intende realizzare unendo le forze. Proprie, ma soprattutto altrui.

    Cos’è il crowdfunding?

    Per chi non sa di cosa stiamo parlando, il termine denota un tipo di campagna – per definizione non pubblicitaria, anche se su questo spendiamo qualche riga più avanti – lanciata su piattaforme online e basata su una formula molto semplice e intuibile fatta di due soli ingredienti: “crowd” (folla) e “funding” (raccolta fondi).

    Ormai entrato nel nostro vocabolario quotidiano, il fenomeno si è sviluppato grazie all’avvento del digitale e nel tempo ha portato al fiorire di varie piattaforme (tra le più famose Crowdfundme, Kickstarter o Indiegogo) nate proprio per adempiere al suo scopo primario: raccogliere soldi per finanziare qualcosa di ben preciso, andando così a soverchiare la logica legata a istituti di credito o realtà simili.

    Da sempre le raccolte fondi sono operazioni piuttosto complesse e di cui è difficile stimare il risultato finale e realizzare una campagna crowdfunding si conferma una sfida tutt’altro che semplice. Per quali ragioni?

    In primis, si tratta di un processo che deve avere una spinta proveniente necessariamente dal basso, ovvero da quella folla sconosciuta e dalla fiducia che siamo in grado di infonderle riguardo il nostro progetto, la nostra idea di business o altro per cui chiediamo di sostenerci economicamente.

    Inoltre, per raggiungere le cifre sperate non dobbiamo solo dimostrare di avere una ragione molto valida, che poi costituisce il cuore e il senso di quello che stiamo facendo, ma anche conoscere i meccanismi che regolano questo tipo di operazione.

    Saper comunicare in maniera autentica il valore di ciò che intendiamo realizzare con le risorse raccolte è imprescindibile per la riuscita di una campagna di crowdfunding.

    Raccolta fondi o strategia di marketing?

    Spostiamo ora la nostra attenzione alla seconda “anima” – per così dire – del crowdfunding: se il suo senso primario è quello di cui abbiamo parlato finora, non possiamo però non vederne il potenziale come strumento di marketing.

    Come abbiamo detto, la comunicazione è la leva primaria su cui impostare una campagna di questo tipo e, a prescindere dal risultato finale, essa produce valore in termini di ritorno di immagine e visibilità. Un ritorno che nella maggioranza dei casi è equiparabile a quello derivante da attività pubblicitarie.

    Oltre al discorso legato all’awareness, per dirla in gergo tecnico, notiamo come anche in termini di approccio un’attività di crowdfunding non sia da indirizzare urbi et orbi ad una massa indefinita di persone. Al contrario, necessita di uno studio preliminare utile per andare a raggiungere e a colpire il pubblico giusto, ovvero quello che è probabilmente più propenso a sostenere un tipo di progetto come il nostro.

    Da lì poi è possibile capire quali azioni intraprendere per fare in modo di creare una vera e propria community attorno a noi, fatto che rende il crowdfunding uno strumento davvero potente.

    Possiamo pensarlo come un’avventura senz’altro stimolante che può insegnare molto e con cui può valere la pena provare a misurarsi.

    Per orientarci – almeno –  verso la strada maestra abbiamo raccolto in una piccola guida le best practice da seguire passo passo*.

    I 12 step per una campagna di crowdfunding efficace

    Ecco le best practice che ti consigliamo:

    1. Stabilisci un obiettivo: hai bene in mente il motivo per cui lo stai facendo? Desideri promuovere un evento? Farti conoscere? Finanziare un’iniziativa? Dare una risposa a queste preliminari domande ti aiuterà a mantenerti concentrato durante l’intero processo e ridurrà al minimo le distrazioni.
    2. Stabilisci un obiettivo che abbia senso: non cedere alla tentazione di impostare un obiettivo troppo grande per te. Inizia calcolando la quantità minima di denaro che ti serve. Assicurati di aggiungere i costi extra come la spedizione e l’imballaggio, che possono essere facilmente trascurati. Soprattutto, definisci un budget di comunicazione (il caro e famoso budget di comunicazione!) senza la quale sarà molto difficile raggiungere l’obiettivo prefissato.
    3. Racconta una storia coinvolgente: coinvolgere ed emozionare il pubblico, che con ogni probabilità non ti conosce, è fondamentale. Quale miglior formato, quindi, da utilizzare se non il video storytelling? Ricorda che le persone decideranno entro i primi 7 secondi se guardare il resto del tuo video. Per non parlare di contribuire alla tua campagna decidendo di condividerla con i propri contatti. L’ideale è realizzarne uno breve (dai 3 ai 4 minuti) e calibrato su una giusta combinazione tra informazione ed emozione. Tutto ciò che è utile sapere può sempre essere illustrato in dettaglio in sezioni dedicate nella pagina del progetto.
    4. Trova il tuo possibile numero di sostenitori: calcola le ricompense tenendo quel numero in mente. Quanto è grande il tuo mercato? Quanti potenziali acquirenti, o partecipanti, potresti avere? Su questa base, fai i conti e individua il numero minimo e massimo di potenziali sostenitori.
    5. Dai la giusta ricompensa ai sostenitori: dai ricompense il più possibile esclusive. Sconti, servizi esclusivi, edizioni limitate… le persone corrono un rischio nel sostenerti, assicurati di trattarle bene.
    6. Il tempismo può essere tutto: calcola i tempi giusti per la campagna in modo da avere il tempo per realizzare la tua attività; a periodi diversi, inoltre, corrispondono risultati diversi. La campagna per un evento estivo, ad esempio, porterebbe probabilmente risultati inferiori in inverno rispetto ad un lancio in primavera.
    7. Assicurati di realizzare un prodotto/evento/iniziativa che risolva un problema o soddisfi un bisogno: “Devi essere in grado di trasmettere il valore del prodotto se vuoi che supportino il tuo progetto di crowdfunding. Se non credono che funzionerà, non lo sosterranno» (Chalmers Brown).
    8. Crea una community intorno alla tua iniziativa già prima di lanciare la tua campagna. Comunicala attraverso i mezzi online (sito, social, newsletter, e-mail promozionali, ecc) e offline (ufficio stampa, volantini, …) e sostienila nel tempo, costruendo un piano di comunicazione specifico.
    9. Sostieni la campagna con Digital Adv: su Google e Meta, prima di tutto. Ma anche su altri media coerenti con la tua iniziativa.
    10. Aggiorna (costantemente) i tuoi sostenitori man mano che il tuo progetto progredisce: mantieni aggiornati i tuoi sostenitori mentre vai avanti con la tua campagna. Le piattaforme di crowdfunding in genere dispongono di strumenti integrati che ti consentono di aggiornare i tuoi sostenitori e inviare loro messaggi. Aggiorna l’area delle FAQ, fai vedere la copertura mediatica che stai ottenendo e utilizza l’area Aggiornamenti come se fosse un vero e proprio blog, pubblicando ad esempio le diverse milestones (traguardi intermedi) raggiunte, cercando di essere il più possibile costante con gli aggiornamenti.
    11. Scegli il giorno in cui lanciare la tua campagna: pianificala in base a conferenze ed eventi, organizza o partecipa a iniziative «fisiche» di presentazione dell’iniziativa e di raccolta fondi.
    12. Preparati per una gestione costante dei canali social: segui, commenta, spiega, rispondi alle domande, rilancia e condividi le comunicazioni che parlano di te e della campagna.
    13. Registra subito il tuo conto, o apri un conto ad hoc sulla piattaforma di crowdfunding già all’inizio della campagna. Questo, per evitare qualunque problema di raccolta dei fondi.

    Visto? Bello è bello, facile non troppo…ma neanche impossibile!

    Vuoi saperne di più? Dai un occhio ai nostri progetti di crowdfunding su cui abbiamo lavorato in passato!

    Caterina Bueno

    La collaborazione con Kinè per riuscire acquistare i diritti RAI ed ultimare la produzione del documentario di una delle maggiori interpreti del canto popolare tradizionale e contadino in Italia dagli anni ’60.

    Teatro Faraggiana

    La raccolta fondi per la ristrutturazione del foyer del teatro novarese, operazione simbolo della rinascita dopo un periodo di inattività di 20 anni.


    *Ispirato da StartUp Magazine

    Chiara Di Meo