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Teatro di prosa e teatro d’opera: strategie di comunicazione a confronto

Quali sono le differenze di approccio nella comunicazione di un teatro d’opera e di uno di prosa? Come impostare un’efficace strategia di comunicazione in base agli obiettivi prefissati? Quali sono gli aspetti cruciali?

Le differenze di approccio nella comunicazione di un teatro d’opera e di uno di prosa sono molteplici: il prodotto artistico, il pubblico di riferimento, il contesto culturale sono elementi distintivi che condizionano gli obiettivi e quindi le strategie di marketing e comunicazione.
Parlando della mia esperienza personale, il Teatro Regio di Parma, che è considerato il più importante teatro di tradizione italiano (la sua fondazione risale al 1829), è un teatro che, a differenza di fondazioni lirico-sinfoniche come La Scala, il Teatro Regio di Torino e l’Opera di Firenze, per fare alcuni nomi, propone spettacoli e concerti di diverse tipologie, anche se la sua storia lo ha visto protagonista come teatro d’opera.
Il contesto in cui è inserito, poi, è diverso da quello delle grandi città: Parma è una cittadina di provincia di circa 200.000 abitanti. È stato necessario, quindi,  comprendere i meccanismi di comunicazione che governano una realtà più piccola rispetto a Milano o Roma. In questo caso, il lavoro sul linguaggio e sulle immagini è risultato  fondamentale per scardinare alcune barriere comunicative.
Per quanto riguarda il pubblico, invece, una sfida importante, è stata quella di coinvolgere il pubblico più giovane. Il pubblico del teatro d’opera, infatti, è anagraficamente più vecchio rispetto a quello del teatro di prosa: il linguaggio operistico è molto  meno attuale rispetto al teatro di prosa e ad altre forme di spettacolo e i prezzi applicati, spesso molto elevati, sono poco accessibili. Quindi la grande sfida per il marketing e la comunicazione di un teatro d’opera è mostrare ai giovani quello che c’è di “spettacolare” nell’opera attraverso linguaggi e media attuali, adottando politiche di prezzo diversificate e accessibili anche ai più giovani, e non solo durante le prove.

I teatri di prosa, invece, hanno caratteristiche diverse, ma soprattutto una programmazione artistica più diversificata e per certi versi accessibile, che permette di coinvolgere un pubblico più vasto.  Nel caso del Piccolo Teatro, poi, il concetto di “teatro d’arte per tutti” è alla base di ogni cosa. Due visioni completamente diverse, quindi, sia da un punto di programmazione che di relazione con il pubblico che condizionano ovviamente la comunicazione.
Quasi metà del pubblico del Piccolo Teatro è costituito da giovani sotto i 26 anni (oltre 100.000 spettatori l’anno, di cui quasi 10.000 abbonati): questo perché il Piccolo negli anni ha lavorato molto con scuole, università e accademie, sia in uscita (corsi presso le scuole, testimonianze, preparazione di studenti e insegnanti) che in entrata (coinvolgimento degli studenti nelle nostre attività) e questo lavoro ha dato i suoi frutti.

L’obiettivo è sempre stato quello di investire sulla formazione del pubblico giovane, creando legame in grado di proseguire nel tempo. La sfida del Piccolo Teatro è, piuttosto, quella di coinvolgere la fascia di età dei 35-45 anni, che non è stata parte di questo percorso durante gli anni della propria formazione. Per questo, l’attività social che abbiamo realizzato negli ultimi anni prova a raccontare gli spettacoli attraverso un linguaggio semplice e un approccio non convenzionale, che sono più affini a questo tipo di pubblico.

Quindi, da una parte abbiamo l’opera, uno spettacolo che, per caratteristiche strutturali, è più complesso da veicolare; dall’altra, invece, la prosa, che si avvale di linguaggi più contemporanei. Mentre quest’ultima risulta essere  più accessibile, l’opera lirica ha, però, dalla sua parte la bellezza della musica e la sua universalità che le consente di raggiungere un pubblico più vasto, anche internazionale.

Per quanto riguarda il marketing, il teatro d’opera ha, nella maggior parte dei casi, un approccio tradizionale. Il Piccolo Teatro, invece, ha costruito negl’anni un sistema di marketing molto complesso, in cui in momenti diversi si raggiungono pubblici diversi, con prezzi diversi. Questo porta a un insieme di approcci diversificati che fanno parte di un’unica articolata strategia.
Al centro del nostro sistema di comunicazione e di marketing c’è il sito del Piccolo Teatro, attraverso il quale vendiamo i nostri prodotti. Intorno, c’è un sistema di “satelliti” costituito dai nostri canali social (FacebookTwitterInstagramYoutubePinterest) che raccontano delle storie, ognuno secondo le proprie peculiarità. Tutto questo è funzionale a creare interesse e a portare le persone a iscriversi al sito e diventare parte di un meccanismo di vendita che riserva offerte dedicate a seconda delle caratteristiche e del gradimento, della frequenza di partecipazione, della possibilità di spesa.

I dati delle persone iscritte al nostro sito vengono utilizzati per costituire dei segmenti di pubblico dinamici, a cui proporre offerte  diverse, a seconda degli spettacoli in cartellone, per l’invio di informazioni generali inerenti alla programmazione e per questionari di gradimento che riguardano diverse aree tematiche.
L’aspetto più stimolante della comunicazione e del marketing al Piccolo è creare storie diverse, da veicolare in momenti diversi, a pubblici diversi, per periodi molto lunghi (abbiamo spettacoli che rimangono in scena anche 2 mesi e mezzo) e capire che filoni sviluppare partendo dal testo, dai protagonisti, dagli autori, dal regista, dalle scenografie.

Alessandro Borchini, Direttore Comunicazione e Marketing del Piccolo Teatro di Milano