Tante strategie, ma una su tutte che non va: il Partito Democratico suggerisce di cancellare i post e rispondere con toni più duri dell’attacco. È la cosa migliore? No, no e poi no.

 

Ormai ci siamo: il prossimo fine settimana  si terranno  le elezioni politiche. E si moltiplicano le strategie comunicative dei partiti: richieste di like, inviti a commentare, campagne pubblicitarie ben orchestrate. Ma tra tutti  i canali a disposizione, c’è poco da fare, è Facebook a farla da padrone. Teatro di comizi, ma anche di grandi battaglie.

Niente, a parte il calcio, infiamma come la politica e proprio sulle pagine Facebook  ufficiali dei partiti  si consumano i grandi scontri a cui, con sentimenti contrastanti, siamo costretti ad assistere da qualche mese a questa parte . Ma come si fa ad evitarli? Ogni partito ha la sua strategia, ma vogliamo prenderne in considerazione solo una, quella del Partito Democratico, perché… Perché non è così che si fa.

In un articolo del Messaggero Mario Ajello descrive le strategie web che la comunicazione del PD ha caldamente consigliato  di attuare  ai candidati alle prossime elezioni. In cattedra Alessio De Giorgi, consulente della presidenza del Consiglio e gestore,  tra le altre cose,  della pagina Matteo Renzi News.

Tra i vari consigli alcuni  erano  anche curiosi,  come quello di non scrivere post sui social media se ubriachi o affamati. Un’altra slide suggerisce di non scrivere contenuti particolarmente aggressivi, se non dopo aver mangiato biscotti e latte. La pausa merenda secondo gli esperti del PD farà al 99% cambiare idea su l  post che si stava per pubblicare .

Ma ciò che ci ha fatto davvero rabbrividire  arriva quando si parla di rispondere agli attacchi degli avversari sui social:  consigliate due modalità, la “Pablo Escobar” o la  “Voltaire”. La prima si ispira al motto Los matamos a todos del famoso narcotrafficante, all’insegna di una censura dal gusto quasi dittatoriale e al grido di “ordine e disciplina” (a qualunque costo): cancellare i commenti negativi, bloccare i troll e rispondere con toni più duri rispetto a quelli de gli attacchi ricevuti. L’idea che sottostà a questo ragionamento è quella che “non ha senso confrontarsi con chi assume atteggiamenti troppo (secondo quali parametri, poi?) critici, qualunque sia la sua motivazione: è meglio soffocare le proteste e concentrarsi sugli interventi più miti”. La modalità Voltaire è invece più razionale, e preferita rispetto a quella Pablo Escobar, ed è basata su lucidità e ironia.

E siamo d’accordo sul fatto che la seconda  sia  preferibile,  mentre  la prima, semplicemente, non è concepibile.  L’abbiamo sempre detto e lo ripetiamo: non si cancellano i post negativi! Si cancellano solo i contenuti spam e quelli che contengono insulti razziali, istigano alla violenza, contengono bestemmie o offendono altri utenti.  Piaccia o meno, bisogna sempre rispondere agli utenti, con pacatezza, a volte ironia, ma  anche cercare di intavolare una discussione. Bisogna far valere le proprie ragioni, con fermezza, ma nulla di più. Si può cercare di rivolgere la situazione a proprio favore  (si veda il caso di Masterchef con Striscia la Notizia dove la trasmissione tv Sky ha rigirato la discussione accusando Ricci di aver spoilerato il finale di stagione, per approfondire clicca qui). Si possono citare fonti ufficiali per dare autorevolezza al proprio intervento, ma senza un “te l’avevo detto”.

Insomma non bisogna rispondere con violenza agli attacchi (che sono la cosa ormai più tristemente naturale sui social, specialmente in contesti simili, e bisogna farci i conti) né cadere nell’errore dell’attacco personale, mai. Lavorare con i social è (sempre, ancora di più in situazioni così delicate) una sfida di nervi saldi. Se proprio non ce la fate …