Tutto quello che avreste voluto sapere sui social media manager e che avete osato chiedere

Durante le vacanze ognuno di noi ha conosciuto un po’ di persone nuove.
E quando si conoscono persone nuove, scatta la sfilza delle classiche domande: di dove sei? E dove vivi? Di cosa ti occupi?
Ecco.
“Di cosa ti occupi?” è la domanda che fa intimamente sudare freddo ogni social media manager che si rispetti.
Spesso, alla risposta segue la perplessità di un sopracciglio alzato e, a bruciapelo, la domanda immediatamente successiva: “Social media manager? E cos’è, nel linguaggio dei comuni mortali?”
E queste domande, ironia della sorte, capita che ce le facciano anche genitori, zii, parenti e conoscenti a cui non è ancora ben chiaro cosa abbiamo fatto della nostra vita e dei nostri sudatissimi studi. Magari aggiungendo “ma non potevi fare il dottore, come tuo cugino?”

Ed è qui che inizia la complicata e delicata operazione che consiste nello spiegare, in termini semplici, un mestiere che di semplice non ha praticamente nulla.
E inizia, soprattutto, il confronto con i più comuni luoghi comuni legati a questa misteriosa figura, affermatasi da pochi anni nel mondo del lavoro e, nello specifico, della sfera della comunicazione. La cosa divertente di questi luoghi comuni è che lo sono fino a un certo punto: la gente infatti, mediamente, ci crede davvero!

Così, per farci due risate (e un po’ di chiarezza sul nostro lavoro), abbiamo collezionato le domande più frequenti che noi e tutti i nostri colleghi ci sentiamo fare puntualmente (almeno) diverse volte nella vita.
E abbiamo deciso di rispondere, così la prossima volta che qualcuno ce le farà gli faremo leggere questo articolo. Buona lettura!

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“Ahhh, i social media! Quindi ti pagano per passare la giornata su Facebook?”

La Domanda delle Domande. Racchiude in sé talmente tante credenze errate o approssimative che – credeteci – facciamo fatica a tirare fuori il sorriso tranquillo con cui vi rispondiamo.
(respiro profondo)
1. Ok, ci siamo rassegnati al fatto che molti abbinino le parole “social media” e “social network” unicamente a Facebook. Ma i social attualmente in uso nel mondo sono moltissimi; centinaia quelli che nascono ogni giorno (e che tramontano con la stessa rapidità, per cui probabilmente non li sentirete mai neanche nominare); e quelli che usiamo noi? A occhio e croce, una decina.
2. No, non “ci pagano per passare la giornata su Facebook”. E sono sbagliate anche le domande simili, come “Non è bellissimo fare per lavoro quello che per gli altri è un passatempo?”. Bene, vi stupiremo: questo è un lavoro. Su Facebook, come su tutti gli altri social, quando si lavora, il nostro tempo si divide tra scrittura, programmazione, scelta accurata di immagini, video, contenuti, hashtag, verifica dei link, battaglie con le anteprime grafiche, timeline di pubblicazione, gestione dei contatti con gli utenti, etc.
3. Ma per fortuna c’è anche molto altro, nelle nostre intense giornate: abbiamo bisogno di organizzarci il lavoro in tempo serrato per rispettare tutte le scadenze (sempre troppo vicine) con una serie di quotidiani intoppi a sorpresa. È un lavoro vero e no, non è un lavoro facile. Ma di certo nemmeno noioso.

Quindi, se ho capito bene, fai pubblicità sui social? Tipo ‘comprate, venite, guardate’?”

No, non esattamente e non solo. Non ci occupiamo di pubblicità in senso stretto e tradizionale, ma di comunicazione: di fatto, raccontiamo qualcosa sul “prodotto” (sia esso una compagnia, un teatro o una stagione teatrale, un territorio o un’azienda, una collana di libri o un fondo pensionistico) del nostro cliente per far sì che le persone si interessino ad esso nel suo complesso, non solo finalizzando le loro azioni. È quanto, in gergo, viene chiamato “storytelling” e serve a suscitare e, soprattutto, a mantenere alto l’interesse del pubblico.
Poi sì, facciamo anche pubblicità, impostando complesse campagne di inserzioni sui vari social e su Google (e siamo bravissimi, modestamente).

“E i siti Internet li fai? Cioè, tanto sei una specie di programmatore, giusto?”

No. Quello è un altro lavoro, che prevede percorso di formazione specifico sulla programmazione e l’ottimizzazione dei siti Web, per far sì che funzionino alla perfezione, che siano facilmente raggiungibili e usabili dagli utenti e da qualunque dispositivo, etc. Le persone che fanno questo lavoro si chiamano webmaster e noi ci lavoriamo spesso insieme, ma no, non siamo la stessa cosa.

“Fai corsi per insegnare come scrivere un post? Ma sa farlo anche mio nipote di 8 anni!”

Ecco una delle nostre obiezioni preferite!
(respiro profondo, parte 2)
Quello che spesso le persone non riescono a capire bene è che l’utilizzo “privato” dei social è molto, molto differente da quello professionale, fatto per conto di un cliente. E meno male, aggiungiamo noi: altrimenti, con tutti i nipoti di 8 anni che ci sono in giro, dormiremmo sotto un ponte!
I nostri clienti si rivolgono a noi perché hanno bisogno di una comunicazione globale, che non solo parli di loro ma che, soprattutto, rispecchi la loro identità: ci vuole una certa dose di studio, preparazione, pazienza e collaborazione con il cliente per raggiungere l’obiettivo prefissato. Per definire lo stile di scrittura, ad esempio: vi immaginate se il FAI utilizzasse nei suoi post lo stesso linguaggio che utilizza Ceres? O per scegliere il taglio delle immagini. E, ancora, per definire quella miriade di dettagli che rendono una comunicazione aziendale azzeccata (e vincente).

“Che pacchia, puoi lavorare anche dalla spiaggia! Tanto ti basta un computer connesso a Internet, no?”

Magari, ci verrebbe da rispondere: se così fosse saremmo tutti in pianta stabile sotto un ombrellone in Costarica.
In realtà, anche se un’importantissima parte del nostro lavoro si svolge con a disposizione “solo” un computer e Internet, la nostra è un’attività molto più “umana” di quanto sospettiate: spesso, infatti, abbiamo bisogno di vederci tra noi per fare il punto della situazione sui vari lavori in corso d’opera. Altrettanto spesso per noi è importantissimo incontrare fisicamente i nostri clienti, per mantenere un contatto che ci consente di conoscerli bene, comprendere appieno le loro esigenze e fornire loro un servizio all’altezza delle loro aspettative.
Quindi, a meno che tutti i nostri clienti non decidano di seguirci in spiaggia…

Beh, ti farà ammattire, ma è un lavoro bellissimo!”

Sì, decisamente sì. E siamo orgogliosi di farlo!
Chiudiamo ricordandovi che dietro la pagina Facebook della vostra testata preferita, dietro il profilo Instagram del vostro teatro del cuore, dietro i tweet della vostra marca di arredamento di fiducia, persino dietro i video dei gattini carini e coccolosi che vi fanno tanto ridere, ci siamo quasi sempre noi, o i nostri colleghi sparsi per il mondo.
Vogliateci bene!

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