Quasi tutte le aziende, oggi, hanno una pagina Facebook. “Quasi” perché sono ancora molti i casi di imprese o marchi, anche noti, che non sono presenti sul social network più diffuso al mondo, o che lo sono in maniera intermittente o distratta (che, in molti casi, è peggio che non esserci). Inoltre, molte imprese, soprattutto tra quelle di piccole dimensioni, non hanno ancora ben capito la differenza tra profilo (che è, ricordiamo, pensato per una persona) e pagina (progettato, invece, per un’azienda), e sono quindi a continuo rischio di vedere la loro presenza su Facebook eliminata da un momento all’altro, come peraltro Facebook ha cominciato a fare da qualche tempo.

Il recente cambiamento dell’EdgeRank di Facebook, inoltre, ha complicato ulteriormente la comunicazione su questo social network. EdgeRank è il nome dell’algoritmo che determina la visibilità di un post, scritto da un utente o una pagina, all’interno dei newsfeed degli amici o dei fan. L’algoritmo assegna un valore ad ogni interazione che avviene tra ricevente e mittente di un messaggio (wall post): più il ricevente ha interagito con il mittente in passato, maggiori saranno le probabilità che il post del mittente venga visualizzato tra le Notizie Più Popolari (Top News) del ricevente. A partire dal 2014, però, questo algoritmo è stato rivisto ed è da allora completamente aggiornato, premiando i contenuti che Facebook definisce genericamente “di alta qualità”e andando ancora di più a selezionare le notizie che un utente può vedere.  Il risultato è che le visualizzazioni di molte pagine aziendali sono fortemente diminuite, e i post non personali che appaiono nei newsfeed sono sempre di meno.

Come, quindi, migliorare la propria visibilità sui Social Media? Certamente lavorando meglio su Facebook e di strada, credeteci, ce n’è ancora, da fare. Contenuti di qualità, condivisioni, viralizzazione, un attento lavoro di sviluppo attraverso inserzioni mirate, con un mix tra promozione di post ad hoc, post in evidenza e like alla pagina.

Ma non solo: Facebook è sicuramente il veicolo di comunicazione sociale più efficace, ma certamente non l’unico. Nel mondo nascono migliaia di nuovi Social Media al giorno: pochi, molto pochi, riescono a superare la “selezione naturale” ed a crescere, ottenendo una diffusione planetaria. Però, chi ci è riuscito, spesso è degno di ricevere la nostra attenzione.

Twitter, ad esempio, che, pur essendo in rallentamento nella propria crescita (attenzione, non in calo) ha, a nostro parere, ancora buone prospettive di sviluppo. Non solo per gli oltre 600 milioni di utenti nel mondo, di cui circa 250 attivi mensilmente. Ma anche perché un buon utilizzo degli hashtag e lo sviluppo di contest ad hoc possono portare ad una viralizzazione della comunicazione difficile da ottenere sugli altri social a parte, forse, Instagram.

YouTube: quasi 7 miliardi di video visualizzati ogni giorno e più di un miliardo di utenti al mese lo rendono un Social Media importante, per esserci.  E’, inoltre, il secondo motore di ricerca dopo Google. Avere un canale YouTube vuol dire non solo postare i propri video aziendali, ma condividere (in gergo, embeddare) i video di altri che parlano della nostra azienda e del nostro prodotto (ce ne sono, basta fare una prova…). E, perché no, chiedere agli stessi utenti di postare dei video che parlino di noi.

Pinterest: Quasi 300 milioni di iscritti. Splendida visualizzazione, razionale gestione delle immagini in board tematiche, supporto delle immagini in HD, possibilità di download previa la sola registrazione sono alcuni degli elementi che ne stanno decretando il successo.

Instagram:  il social a più alto tasso di crescita nell’ultimo anno. Molto usato dai giovani, consente una comunicazione immediata, informale, personale e personalizzata. Adattissimo per attivare viralizzazione ed engagement, anche attraverso l’organizzazione di challenge specifici (molto utili, ad esempio, nel turismo).

E poi, ancora, con utilità diverse, Flickr, ancora per le foto, Vimeo, anch’esso un canale video, Linkedin, Storify, ecc… Insomma, uscire dalla monocomunicazione su Facebook si può. E, fuori, troviamo milioni di utenti ad aspettarci.